Rassegna storica del Risorgimento

VENEZIA ; TOMMASEO NICCOL? ; CENSURA
anno <1938>   pagina <692>
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692 Raffaele Ciani pini
vite, proprietà, religione, e costumi saranno rispettate, e protette. La mia parola è immo­bile, quanto il mio Trono. L'ora del perdono è sonata. L'Ararat vidde di nuovo l'Irida della paco. Unitevi ai vostri Liberatori: scacciale dal vostro seno i vostri nemici, che sono pur quelli di Dio, dell'ordine, e delle vostre sostanze. Vedrete tra poco i vostri Re, i vostri Principi, x vostri Padri: Essi non vi abbagUeranno con i nomi di una sognala Libertà, ed Eguaglianza, ma sotto la loro protezione all'ombra deìVequilà, delle leggi sarete sicuri, e protetti. Così la Palma del Deserto difende dai cocenti raggi del Sole; così il primo fra i Pianeti risplende ogni giorno su' vostri Campi. Unitevi, e non temete. Saranno spezzate lo vostre catene: lo strumento dei vostri gastighi sarà infranto, e distrutto. Guai agli Empj: il loro trionfo è finito: è proferitala loro sentenza: il fetore dei loro misfatti è arrivato sopra le nubi. Unitevi Italiani. H Signore ha risvegliato lo spirito dei Re, e delle Nazioni. Contro loro ha armato la sua destra nel giorno del suo sdegno. Tutta la sua mente è rivolta contro di essi, poiché è il giorno della vendetta di Dio; della vendetta della Chiesa. Ancora un momento, e l'Inverno è passato. Una primavera di delizie, e di riso v'indennizzerà del sofferto. Non si va agli ameni giardini di Malebet, che per i deserti della Caramania.
UN CONFLITTO DEL TOMMASEO CON LA CENSURA E IL DISCORSO ALL'ATENEO DI VENEZIA
Nel 1846 il Tommaseo ristampava presso l'editore Le Monnier alcuni dei suoi scritti sull'educazione, e precisamente, diceva, quelli che mi paiono aver meno perduto opportunità. Scritti che erano assai cari al suo cuore, e alcuni dei quali confessava egli stesso di avere corretto e ricorretto più di dieci volte. Nel suo Diario, alla data 30 ottobre del 1833 egli imponeva a se stesso, in un piano di lavori da farsi o da correggersi : correggere sempre il libro dell'educazione, e farne quanto si può opera d'arte . Quale concetto egli avesse della educazione, Niccolò lo ha scritto più. volte, sia nelle non poche pagine, tutte importanti, che ad essa ha dedicato nei libri dell'Italia , sia nelle parole seguenti: educare vale emancipare... liberare il corpo dalla inerzia e dalla mollezza... liberare l'ingegno dal vezzo della troppo facile imitazione, dalla pigrizia, dalla soverchia credulità, che conduce alla incredulità direttamente... liberare la volontà esercitandola a non si lasciare strascinare da voglie prepotenti e ingiuste, proprie ed altrui... insomma, emancipare l'uomo dalla servitù del male: ecco, al veder mio, della vera e cristiana educazione l'ufficiò . Educa­zione, quindi, è facile intenderlo, anche politica, come del resto è di necessità ogni vera forma di educazione: una educazione che sia riparo a questo torrente di sporca imbecillità che c'inonda. Aveva fede nell'opera degli scrittori ai quali faceva un appello appassionato: "un immortai benefizio possono gli scrittori apportare alla patria, determinando le idee politiche, in qne* che più parlano di politica incerte ancora... Alla parola o scrittori, sarà dato distruggere le scellerate altezze del mondo ed infrangerei simulacri... . Tutto questo aveva scritto nei libri dell'Italia : e aveva fissato come segue lo scopo ultimo della educazione novella: intento morale insieme e polìtico, sia rinnovare negli animi italiani la coscienza della propria dignità... . Ma questo rinnovamento dovrà ottenersi non già ripetendo stupidamente parole altrui, fossero pure di Alfieri o di Napoleone (è proprio Niccolò che cita questi due nomi) ma sibbene educando l'anima propria o l'altrui a sentire vergogna e miseri­cordia delle comuni sventure. E, quasi a ribadire e proclamare altamente l'intento*