Rassegna storica del Risorgimento
VENEZIA ; TOMMASEO NICCOL? ; CENSURA
anno
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1938
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pagina
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695
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Un conflitto del Tommaseo con la censura, ecc. 695
massime del governo, sicno additati i mali dello stato e i rimedi.... Ma anche più notevole della confutazione giuridica, sembra a noi la conclusione del ricorso di Niccolò: Il sottoscritto pertanto nega che il non dare risposta intorno a un'accusa sia un farsi degno della pena minacciata alla colpa, avverata che sia; nega che qui sia colpa; nega che il legislatore abbia inflitto una pena; nega che questa qualunque prescrizione sia stata eseguita con equità...; afferma che quand'anco la legge vi fosse, questa sarebbe stagione di doverla mutare; protesta contro l'ingiusta condanna non tanto per se, quanto per altri che, costretti dalla necessità, dal dovere obbligati, massime essendo fuori di stato, avessero a stampare una lettera cosi come un trattato, un annunzio così come un poema; ') protesta non per l'utile proprio (che di buon grado farebbe anche maggiore sacrificio all'amore del vero) ma per la dignità del" l'umano pensiero. E quand'anco leggi gli fossero avverse di ciò (che non sono) non è irriverenza né orgoglio il pensare che il tranquillo privato lamento d'un debole ed oscuro uomo, quando sia con lui la giustizia e il senso comune, abbia nell'opinione degli uomini potenza e autorità inaccessibile al rimprovero, e non violabile dalla pena . Il ricorso, indirizzato all'Eccelso I. R. Governo, fu inoltrato all'I. R. Delegazione di Venezia, per averne un altro rapporto, il 16 settembre. La questione, naturalmente, ondò in lungo; che piaceva al Governo austriaco agire, si, con severità, ma anche con oculatezza e secondo le leggi e giustizia; vennero fatte altre indagini, furono scritte altre lettere, vi fu più d'un rinvio. Nel marzo del 1848 nulla era stato risolto, e nessuna decisione era presa. Venne la rivoluzione, e poi la repubblica, la guerra, l'eroica resistenza, la caduto, l'esilio di Niccolò. Nessuno, da parte austriaco, ebbe più voglia o modo di pensare olla multa di 100 fiorini: ma non la dimenticò il Tommaseo; il quale, come sappiamo da una deposizione del Manin, nel luglio e agosto di quell'anno voleva presentare una supplica all'imperatore proprio in merito olla censura, ed anzi la stese e la firmò, lasciandola al Manin perchè la facesse firmare da altri.2) Ma le firme non vennero e la supplica rimase in un cassetto. Ed allora, tornato Niccolò da Roma e da Firenze, dove aveva fatto un viaggio dal settembre al novembre, anche per evitare, diceva, il Congresso degli Scienziati, che gli parevano inutili ciancie, andò subito dal Manin col quale, ha scritto, amavo comunicare i propositi miei , e d'accordo con lui tenne all'Ateneo il discorso del 30 dicembre, il quale discorso tendeva espressamente a promuovere significazioni più animose [delle lamentele sussurrale' nei crocchi, inutili e pusillanimi] a fare otto, non pure civile, ma pubblico, e che però non fosse, come altrove, da strada o da piazzo, ma avesse con più. pericolo più .dignità . In quel discorso, prosegue il Tommaseo, io prendevo bel bello a dir della legge austriaca di censura e svolgerne le parti buone, e incolpavo austriaci e italiani del non le eseguire... . Proprio come aveva fatto nel ricorso all' Imperatore del 6 settembre. Anche nel discorso infatti esamina a lungo e con abilità di giurista (non per nulla Niccolò aveva dovuto addottorarsi in legge, volente o nolente) la legge austriaca del 1815. E nel mettere in luce il lato buono di quella legge, tua gli stessi argomenti, e quasi le stesse parole del ricorso all' Imperatore. Difende i diritti degli scrittori, con linguaggio nòbile e fermo: Io non credo che solo le leggi lo quali c'impongono un peso debbano venire osservate, e quelle
i) Niccolò pensava probabilmente a se stesso quando, pubblicando in Francia i libri dell'Italie aveva commesso nn reato che poteva fruttargli pene severe,
La Vita e i tempi di Daniele Manin. Narrazione del prof. AEBEKTO EIUIEKA e aw. CESARE Fura, Venezia, 1872, p. 159 e segg.