Rassegna storica del Risorgimento
FILATELIA
anno
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1938
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pagina
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705
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I LIBRI E PERIODICI I
RANIERI MARIO COSCAR, Gorizia e il suo Castello: leggenda, storia, arte. Udine, Tipografia Del Bianco e figlio, 1937-XV1, pp. 232, s. p.
Con questo ampio volume- dotato di un ricco corredo iconografico, Ranieri Mario Cossàr ci offre una ricostruzione minuta, .coscienziosa, precisa, dagli anni pia nemoti al fausto giorno della redenzione, del castello più che millenario di Gorizia, richiamato da poco al suo antico splendore. Ma l'importanza del lavoro del Cossàr va al di là di un contributo serio e scrupoloso allo studio di un insigne monumento d'arte di una terra tra le più care al nostro cuore: attraverso le sue ricerche oculate e dili-gentissime l'A. ci dà la dimostrazione irrefragabile contro le recise affermazioni interessate del passato, dell'unità indissolubile della storia di Gorizia, la quale si Conservò italiana per tutti i tempi, nonostante le scorribande, le imposizioni, le spogliazioni; refrattaria, sempre, ad ogni pressione e ad ogni lusinga.
Romana la zona e romano il costruiti o castellimi, da cui la'città trasse i natali, come provano, indiscutibilmente, le numerose recenti scoperte archeologiche; di fondazioni prettamente romane la prima cinta vetusta del maschio del castello, dalla sagoma austera e possente; di stile romanico e gotico, in prevalenza, le successive modificazioni e amplificazioni, notevolissime, dell'edificio primitivo, alle quali attesero, in buon numero, architetti italiani. E furono in gran parte italiani i pittori, gli scultori, i miniatori che, in varie epoche, nelle stanze della cupa fortezza profusero il profumo delicato della loro arte geniale.
Attorno al castello si formò ben presto il primo nucleo borghigiano, che andò a mano a mano aumentando quando, costituito saldamente il dominio dei Conti Sovrani di Gorizia (una signoria non inferiore a nessun'altra in Italia per vastità di possessi e per spirito di munificenza) si stabilirono, per ragioni di traffico o perchè chiamati al servizio dei Signori, molte famiglie (provenienti dalla Posteria, dal Friuli e da molte città della penisola), il cui nome dimostra chiaramente la fisionomia schiettamente nazionale della Gorizia medioevale. Nel 1210 l'Imperatore, in vièta dell'aumentata importanza del luogo, concedeva il privilegio di tenervi un mercato settimanale; e un secolo dopo Enrico H accordava senz'altro ai cittadini la facoltà di unirsi e di crearsi le proprie magistrature, assegnando pure il diritto d'imporre una gabella sul sale, a titolo di manutenzione della Casa del Comune, delle mura e delle porte urbane. Trasferita la Contea, nel 1490, a Massimiliano I d'Austria, tutti i privilegi di cui già godevano i goriziani furono pienamente riconfermati; anzi, nel 1556 uno statuto di 186 articoli, dal titolo Costituzioni dell'Illustrissimo Contado di Gorizia , poneva le basi di ogni giudicatura. Pochi anni dopo, un decreto del successore di Massimiliano istituiva il Magistrato civico , ordinando l'elezione di un nuovo corpo di 40 cittadini che, unito ai 12 assessori, dovevano venir consultati intorno agli affari .concernenti l'economia cittadina e i diversi, provvedimenti d'ordine politico.
Un cronista del tempo, descrivendo Gorizia insigne e rinomata per l'opportunità del sito ch'è una porta dell'Italia giustamente osserva che si deve alle concessioni largamente largite alla citta, se ebbe eisaa modo di crescere mirabilmente d'hobi-iariti civili , a segno che divenne il nido, e l'alloggio della più illustre e più fiorita nobiltà furlana.
Gli statuti patri, riconfermati dall'Arciduca Francesco e dati per la prima volta alle stampe nel 1604, ebbero vigore sino all'avvento napoleonico.
Questi vincoli* quasi puramente amministrativi, tra Gorizia e l'Impero, durati per tanti secoli, e fattisi più aspri e opprimenti soltanto dall'inizio del movimento irredentista;-. éi spiegano ad usura come sia stata possibile la formazione di un nucleo forte e compatto di cittadini, appartenenti in maggioranza alla borghesia, i quali