Rassegna storica del Risorgimento
FILATELIA
anno
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1938
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pagina
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707
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Libri t> periodici
ADOLFO COLOMBO, Gli albori del Regno di Vittorio Emanuele II secondo nuovi docttmenli (Biblioteca scientifica del R. Istituto per la Storia del Risorgimento italiano s. II, Memorie, voi. VII); Roma, "Vittorino, 1937-XV, in 8, pp. 103. L. 10.
Marzo-novembre 1849: questi otto mesi, che separano la giornata di Novara dal proclama di Moncalicri, rappresentano un periodo non solo ricco di agitate vicende e di preziosi insegnamenti, ma contrassegnato da motivi ed clementi die lo rendono unico quanto caratteristico nella storia dello Stato piemontese e pertanto del Risorgimento italiano.
Un Re che dopo la sconfitta prende la via dell'esilio, consólo clic la sua scomparsa varrà ad ottenere dal vincitore men duri patti al Paese; un Paese non stroncato dalla disfatta, ma fermentante e dilaniato per l'imperversare dei partiti avanzati che* dopo aver spinto alla guerra disastrosa, di fronte al disastro non sapevano né volevano accettare né comprendere le dure necessità del momento; un nuovo, giovane Re che, mentre di fronte al nemico vincitore fermamente intende tutelare la dignità, ì supremi interessi e le istituzioni dello Stato, all'interno è obbligato a lottare contro quanti
e son l'apparente maggioranza di quelle istituzioni voglion valersi per ostacolare la dolorosa opera di liquidazione che pur s'impone, necessario presupposto d'ogni futuro cammino.
Periodo torbido e ardente, che nel Paese doveva lasciare lunga traccia di passione e di contrasto: per alcuni anni ancora si avventarono le accuse più roventi, si scatenarono feroci recrim inazioni fra gli uomini politici del tempo palleggiantisi la responsabilità della sconfitta; tanto profonda fu la delusione patita che si riguardarono come gravissime colpe gli errori altrui senza vedere e considerare i propri e nell'ardore delle polemiche, nella violenza delle espressioni e nella sdegnosa acerbità di giudizi su nomini e cose si passò così la misura che vecchie amicizie s'infransero per sempre e odi tenaci scavarono un abisso profondo tra persone che pur tendevano, per vie diverse, allo stesso fine .
Sono parole di Adolfo Colombo, ben noto cultore di studi del Risorgimento, che in questa pubblicazione ha felicemente tentato una ricostruzione dell'agitato periodo: ricostruzione che per l'apporto di documenti ancora inediti, per il critico esame (ponderato e imparziale, quel*e oggi consentito dalla prospettiva degli anni trascorsi) dell'abbondantissimo materiale fornito dall'infiammata penna di attori e contemporanei permette finalmente una circostanziata ed obbiettiva valutazione dei travaglia rissimi inizi del regno di Vittorio Emanuele II.
Anzitutto l'opera del Colombo pone in piena luce, valendosi dei più recenti contributi in proposito (ricorderemo quelli del sen. Salata e del prof. Antonio Monti), la straordinaria azione personale del nuovo Re nelle trattative per l'armistizio, quale nettamente si rileva nel confronto fra il primo progetto avanzato dagli Austriaci e le definitive condizioni concordate in seguito allo storico colloquio di Vignale. L'aver ottenuto la limitazione dell'occupazione austriaca alla sola fortezza di Alessandria
occupazione che doveva anzi esser condivisa con le stesse truppe sarde; l'aver strappato a Radetzki l'impegno di largire una piena amnistia ai militari lombardi che tornassero negli Stati imperiali; l'aver recisamente respinto un atto incostituzionale quale il sottrarre l'armistizio al giudizio del Parlamento: tanto seppe conseguire il giovane Re, abilmente puntando sul bisogno di pace della stessa Austria vincitrice} opportunamente insistendo sulla necessità che gli fosse dato tempo e non tolto ogni credito se si voleva lasciargli modo dì dominare i partiti estremi, risolutamente mostrandosi disposto ad una lotta disperata piuttosto che accettare condizioni troppo onerose.
E della portata dei risultati ottenuti da Vittorio Emanuele, fu immediata ed eloquente conferma il malcontento che l'armistizio suscitò a Vienna, dove i più alti ambienti politici non risparmiarono critiche e frecciato al maresciallo Radetzki, giudicato abile capitano quanto cattivo negoziatore.
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