Rassegna storica del Risorgimento

FILATELIA
anno <1938>   pagina <708>
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708 Libri e periodici
Ma la Camera piemontese, dove prevaleva il partito democratico una mag­gioranza (scriveva l'incaricato d'affari belga) pochissimo conforme al vero spirito del paese accolse con esplosioni di sdegno la lettura delle clausole dell'armistizio. Nell'ambiente esasperato dalla sconfitta corsero insistenti voci di tradimento; contro i nuovi ministri (soprattutto contro il De Launay e il Pinclli, in fama di reazionari), contro il Re stesso, affiorarono, e si sparsero poi attraverso i troppi giornali esaltati, le accuse e le calunnie più atroci.
Proroga e successivo scioglimento della Camera, pronta repressione del tristis­simo moto genovese, energiche disposizioni per soffocare l'attività perturbatrice e disgregatrice dei democratici e più dei mazziniani: questi i primi provvedimenti del nuovo Governo, questi i primi passi nell'opera delicatissima volta a restaurare l'ordine, la disciplina, la fiducia in un paese ancora tutto sconvolto, ferito nell'amor proprio, riscaldato dalla passione, fuorviato dalle apparenze, facile a sospetti e ad accuse..-, Parallelamente il Governo sardo si preoccupava dei problemi connessi con l'ese­cuzione delle chiusole dell'armistizio, tentando anzitutto di impedire quell'occupa­zione di Alessandria che il Paese tutto avrebbe risentito come una profonda offesa all'amor proprio nazionale. Fra il De Bruck, rappresentante austriaco, e i plenipoten­ziari piemontesi Dabormida e Boncompagni, tempestose discussioni, sulle quali get­tano vivida luce i documenti per la prima volta pubblicati dal Colombo. Vivida luce uon solo sulla dignitosa condotta dei rappresentanti sardi, ma soprattutto sui senti­menti di calda e fiduciosa italianità che animavano gli uomini preposti allora al governo del Piemonte, quegli stessi che i faziosi avversari dipingevano con i più foschi colori dell'austriacantismo e del reazionarismo : Nous sommes aitasi Italiens, plus Itàliens que le parti qui veutfaire un manopole du liberalismi! scrive il 15 aprile il Dabormida al Presidente del Consìglio De Launay mais nous voulons arrivar à notre but par des moyens légaux et moraux et nous savons attendre à proclamer nos droits le jour que nous serions en état de les soutenir; dans la paix avec VAutriche nous ne devons subir que la consSquence d'unfait irréparable, mais nous ne devons rien préjitger sur Vavenir. Le eccessive pretese austriache, particolarmente nella questione dell'indennità (si chiedevano 200 milioni 1), portarono alla rottura delle trattative, cui immediata­mente seguì l'occupazione di Alessandria; ma due mesi più tardi l'Austria piegava allo sgombero della piazza, richiesto dal Piemonte quale indispensabile presupposto alla ripresa dei negoziati di pace. E nella nuova fase di trattative il Governo sardo (guidato ora da Massimo d'Azeglio) e i suoi rappresentanti seppero con successo man­tenere l'iniziale linea di condotta difendendo strenuamente non solo gli interessi e gli ordini costituzionali del loro paese, ma sostenendo nella sostanza e nella forma fin quanto fu loro possibile, con dignità e fierezza tutta italiana, il principio della nazio­nalità e l'amnistia per i fratelli lombardi . Su quest'ultimo punto, la lotta fu parti­colarmente aspra: che l'Austria sentiva la questione come di pura politica interna e il Governo sardo da parte sua come un punto d'onore e una condizione indispensabile di quella pace dignitosa che sola avrebbe potuto conservare allo Stato piemontese la sua posizione agli occhi degli Italiani.
Regolata con un sostanziale successo la questione dell'amnistia, ridotta l'inden­nità a 75 milioni,! rappresentanti sardi firmarono il 6 agosto il trattato, che avrebbe dovuto, all'interno- come all'esterno, suggellare definitivamente il triste periodo.
Ma la stampa d'opposizione, che già aveva veduto con diffidenza e sospetto la ripresa delle trattative, insorse contro la paco: la Concordia, organo del partito demo­cratico, la giudicava un'offesa al sentimento nazionale. Dal canto suo la Camera uscita sostanzialmente immutata dalle elezioni del 20 luglio, nelle quali gli apatici e i timorosi avevano disertato le urne, a tutto vantaggio dei partiti avanzati accolse gelidamente il trattato e, malgrado l'evidente urgenza, volle a lungo protrarre ogni discussione in merito: con na tecnica degna del più consumato parlamentarismo, la tattica ostruzionistica venne largamente praticata dalla maggioranza...