Rassegna storica del Risorgimento
FILATELIA
anno
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1938
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pagina
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709
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Libri e periodici 709
La paradossale situazione è lucidamente esposta in un rapporto dell'incaricato belga, in data 12 settembre: La situazione politica del paese può oggi così riassumersi; un Ministero che gode la piena fiducia del Sovrano, che non vuole uscire dalla via costituzionale, che teme d'esservi costretto qualora la Camera dovesse render impossibile l'opera del Governo, e che da mesto timore è reso debole e timido di fronte all'opposizione; una Camera la cui grande maggioranza è ostile al Ministero, ma che, temendo di spingere il Governo ad un colpo di stato, vota le leggi indispensabili e si contenta di sollevare contro il Ministero irritanti discussioni, la cui ripercussione sull'opinione pubblica non può che esser sfavorevole al Governo; un corpo elettorale infine, la cui maggioranza è conservatrice ma inattiva... .
Tre mesi di confusione e di trepidazione, il fallimento d'ogni sforzo conciliativo per le pretese eccessive della sinistra, persuasero il Sovrano della necessità di un atto di autorità che valesse a salvare il Paese restituendogli l'ordine interno e il necessario prestigio in tutta Italia. La Camera pretendendo di subordinare ogni deliberazione sul trattato di pace alla promulgazione di una legge a favore degli emigrati si pose da se stessa fuori dei limiti dello Statuto: al Governo non rimase altra via che lo scioglimento di quella Camera, ed un nuovo appello al Paese.
E al Paese volle direttamente rivolgersi il Sovrano, con quel famoso proclama di Monealierì (20 novembre), nel quale, chiaramente stigmatizzando gli errori della Camera, fiducioso chiedeva il concorso del suo popolo per salvare dà ogni tirannia partigiana l'avvenire del Regno e la libertà delle sue istituzioni.
Generosa fa la risposta degli elettori che, mandando alla Camera una netta maggioranza moderata, pubblicamente confermarono al Sovrano l'affetto e l'appoggio della pubblica opinione. Al Paese, che nella crisi aveva saputo ritrovare coscienza e senso dello Stato, erano aperte le vie dell'avvenire.
LEO "WOMÌEMBORG
UGO DE MARIA, La vita e i tempi di un patriota rassetto (1846-1925); Palermo, Casa editrice Trimarchi, 1936-XVI, pp. 276. L. 15.
Giuseppe Scarlata di Caltanissetta (1846-1925) fu repubblicano e fervido ammiratore di Mazzini. Giovanissimo entrò in relazione epistolare con molti fautori dell'unità e principalmente con F. D. Guerrazzi. Dopo avere compiuto i primi studi nella nativa Sicilia, si recò a Napoli per iscriversi a giurisprudenza; nel 1869 prese parte ai moti rivoluzionari provocati dagli studenti napoletani e fu arrestato con altri amici, giovani e ardenti al pari di lui: l'Imbriani, il De Cicco, ecc. Durante la prigionia intensificò lo scambio epistolare con Mazzini e Guerrazzi.-Non appena libero. Io Scarlata riprese la via di Caltanissetta, mantenendo viva la fiamma degli ideali repubblicani e dell'anticlericalismo. Nel 1872 fondava il suo primo giornale L'Avanguardia. Chiamato poi come sindaco a reggere le sorti della città natale egli si dedicava alI*opera di amministratore con tutto l'entusiasmo e la probità dei suo animo integro. Ebbe come unico scopo durante le numerose lotte elettorali sostenute e hi combattuta vita politica il miglioramento e il benessere della Sicilia. Quando, nel 1876 coll'awento della sinistra al potere, il Crispi si dichiarò pronto a iniziare una nuova politica che doveva mirare all'espansione dell'Italia nel mondo abbandonando cosi la solita politica di cosa , lo Scarlata aderì incondizionatamente. E anche quando il Crispi pronunciò la famosa frase la Monarchia ei unisce, la repubblica ci dividerebbe, Io Scarlata continuò a sostenerlo. Non ch'egli fosse venuto meno agli ideali repubblicani della giovinezza, ma ben comprendeva quanta importanza avesse la monarchia nello sviluppo della vita italiano. Gli anni che seguirono furono per lo Scarlata densi di lotte politiche, di comizi elettorali, e a parecchie riprese pose la propria candidatura per il collegio di Caltanissetta. Nonostante l'appoggio del Crispi, le beghe e gl'intrighi degli avversari riuscirono sempre a impedirgli l'entrata al Parlamento. Ritiratosi a