Rassegna storica del Risorgimento
TRAPANI
anno
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1938
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pagina
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735
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Dalla premessa al programma (1818-1860) 735
riguardanti artisti trapanesi, che, come l'Errante, non sono poi troppo paesani. Ma se ne penetriamo lo spirito, ci sorprende che in esso è qnalche cosa di più che l'erudizione arida, la scarna granima ticità, la fredda archeologia ; vi sono passione, entusiasmo ed orgoglio per una lingua come quella nazionale italiana, per un patrimonio artistico come quello classico, che siciliano è solo di nome, perchè l'arte classica non è di nessuna regione, per una terra ricca di storia millenaria.
Si sente che in Calvino e nei suoi corrispondenti Gallo, Gargano, Vigo, i maestri della cultura nelT isola, è vigile la coscienza della responsabilità di conservare intatto e intatto tramandare quel patrimonio di immensa cultura, artistica è poetica, che l'anima e il genio classico avevano creato; di custodire gelosamente lo spirito e la lingua d'Italia. Il loro pensiero si rivolge, quindi, pieno di entusiasmo e di riconoscenza, a quel sommo Monti, che, contro l' audace scuola boreale si ergeva difensore della classicità, ch'era l'essenza stessa dell'anima artistica e poetica anche in Sicilia. Essi difendevano la pura arte classica, l'arte nostra contro le larve iperboliche e gigantesche, contro i nuovi fantasmi poetici che intralciano e guastano le vie dirette e sicure del Parnaso , contro il cieco trasporto per le novità e le maniere oltramontane, che minacciano già di corrompere e di imbastardire la letteratura italiana. L'adorazione e l'esaltazione della passata grandezza poetica ed artistica li faceva guardare con disdegno alle letterature straniere all'Italia, più straniere ancora alla Sicilia. Era un'espressione esaltata di amore per le cose nostre, cioè italiane, da cui, più tardi, nei giovani, che in quel momento da essi apprendono, nasceranno la passione della libertà e il calore combattivo. Così, il giovane Vito Beltrani, BOCÌO della Accademia della Civetta e figlio di carbonaro, si getterà nel turbine della vita politica del 1848, e Benedetto Omodei, il segretario generale dell'Accademia, per la Patria italiana