Rassegna storica del Risorgimento

TRAPANI
anno <1938>   pagina <741>
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Dalla premessa al programma (1818-1860) 741
invasioni straniere, ora la necessità di essere unita l'Italia, ora la pittura del vero liberalismo e toccato le più. belle e nobili passioni del cuore, di tutto questo neanche un'ombra in Prati. 0 pianti inutili sulla miseria della vita cagionati per morti di care persone, o pezzi d'evangelo... La poesia più. bella anzi vorrei dire l'unica che più mi piace, è il Delatore.
Ed è naturale che piacesse ad uno, il quale viveva nella continua preoccupazione di essere deferito alla polizia.
I giovani continuano la vecchia consuetudine di ricercare fuori, oltre mare ed oltre Alpi, libri di scienza e di letteratura, di economia politica e sociale, di agraria e di argomento indu­striale, le quali allargano le conoscenze in campi finora non molto coltivati, dati l'indirizzo di studi e le esigenze del paese. E trattati riguardanti queste discipline vengono da Parigi? Gli scritti politici entrano clandestinamente. Ma anche le scienze sono coltivate, come la storia; il diritto e l'economia, a fini poli­tici; come politici erano sostanzialmente quei congressi degli scienziati italiani che si tramutavano in convegni d'italia­nità con la partecipazione di dotti di tutti gli Stati italiani A quello del 1848 prese parte, in rappresentanza di Trapani, Vito Beltrani.
Si è accennato all'ingresso clandestino degli scritti politici. E da suppoire, pensando alle molteplici e naturali tendenze degli intellettuali e dei colti, che ne penetrassero d'ogni colore; ma è certo, ed il fatto si spiega con la tendenza quasi generale all'autonomia, che più diffusi erano gli scritti del Gioberti e che essi destavano entusiasmi e fremiti non minori di quelli che in una più ristretta cerchia di persone destavano gli scritti del Mazzini. Il programma agitato dal Gioberti nel Primato rispondeva alle esigenze politiche della maggioranza che voleva l'autonomia. Ma questa non nasceva da spirito chiuso nel regio­nalismo. Buscaino-Campo fin dal 1843 inneggiava a Gioberti ed a Carlo Alberto; Torre Arsa scriverà più tardi che il pro­gresso delle lettere e del sapere e di quel caldo amore di libere