Rassegna storica del Risorgimento

TRAPANI
anno <1938>   pagina <745>
immagine non disponibile

Dalla premessa al programma (1818-1860) 745
segreto, per il tramite del suo rappresentante Mario Palizzolo, poi anch'egli esule, lavora in armonia con quello di Palermo per l'attuazione del programma: Italia una, libera e indipen­dente . H sintoniamo fra esuli in Patria ed esuli oltremare è perfetto. L'esule G. B. Fardella aveva scritto che la nostra rivoluzione non può essere ascoltata dall' Europa intera ed aiu­tata dall' Italia se non in nome della Nazionalità italiana e dell'annesione al Regno e alla Casa Sabauda . Queste parole erano dirette ai patriotti italiani di sentimento ma tuttavia attaccati all' idea ed al programma di una Sicilia autonoma in un'Italia lìbera. Tra questi patriotti vi erano ingegni nobi­lissimi come Emerico Amari. Ed a lui si riferisce un'impor­tante lettera inedita del Torre Arsa maggiore, in data del 25 marzo 1860, da Nizza:
Reputo utilissimo, scrìveva, il lavoro che noi faremo pubblicare a M. de la Varenne, principalmente se sapendo moderare le aspirazioni troppo esclusive dell'ottimo e caro nostro Emerico riuscissi ad interes­sare il pubblico e la stampa francese in prò della Patria nostra, la di cui sorte è ormai impossibile dividere da quella del resto d'Italia. L'inte­resse di tutte le grandi potenze, per motivi diversi, è di accettare l'ingrandimento del Piemonte e di lasciare il suo corso a questo pro­gressivo svilupparsi della nazionalità italiana, e perciò chi nel suo ragio­namento perdesse la sapienza di questa verità, in qualche modo latente, e non ancora manifesta, commetterebbe senza farlo un errore. Siamo al punto nel quale non vi è piti via di mezzo, o la restaurazione del pas­sato, o in un tempo più o meno lungo la formazione di una certa grande potenza. L'interesse inglese all'indipendenza siciliana è svanito, tienlo per fermo. L'Inghilterra da qualche anno ha cercato il punto di appog*-gio alla sua politica nel Mediterraneo a Torino o a Napoli, ma non più a Palermo. Io non so più nutrire alcuna illusione. L'Italia si unnica, la Russia, la Germania, l'Inghilterra si avranno il loro conto, se resterà divisa in due l'influenza delle grandi potenze si bilancierà nelle due capi­tali, ma nessuna di esse vorrà commettere l'errore di farsi l'alleata di un terzo piccolo stato capace unicamente di crearle imbarazzi...
Dunque il Torre Arsa, autonomista quando l'autonomia era ancora o pareva possibile, reputa, come il fratello Giambattista,
3
i*