Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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764
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764
Achille Norsn
Lo studio obbiettivo della realtà è ben altra cosa dall'ani* monire come essa dovrebbe essere, qualora fossero realizzate certe condizioni.
Il Minghetti ritiene che nel mondo l'errore e la colpa, per quanto frequenti, siano un'eccezione, e vuol porre la regola nel trionfo del bene.1)
Egli è ottimista: c'è nel suo spirito, sereno come quello di un Ateniese, l'ottimismo filosofico ebe gli faceva preferire tra i grandi sistemi della filosofia moderna, quello del Leibniz; c'è alla radice di questo un ottimismo irriflesso, proprio del suo temperamento, e' è quella bonomia un po' bolognese dell'uomo ebe finora non ba dovuto affrontare difficoltà molto gravi, intime crisi dello spirito. Vi è infine in lui, ed è certo il più giustificato e fecondo, un ottimismo pratico. Questo è senza dubbio indispensabile all'uomo d'azione, allo statista specialmente: senza di esso manca quella confidenza in sé e nelle proprie energie, quella fede nel valore dei fini verso i quali egli dirige l'azione propria e l'altrui, ebe non si può infondere se non si possiede, e in cui sta per tanta parte il segreto del successo. Cavour era profondamente ottimista, ma il suo senso della realtà lo trattenne da molti errori, onde gli accadde ben di rado di ingannarsi anche nei momenti di più aspre difficoltà e di maggiori incertezze, ciò che al Minghetti non riuscì altrettanto felicemente.
Qualunque sia il giudizio che se ne voglia dare, rimane il fatto che il Minghetti nella teoria delle proporzioni, superando il suo consueto eclettismo, ci ha dato una dottrina originale, e in essa, come in tutta l'opera sua, per quanto offuscata da erronei preconcetti dovuti all'indole dell'autore e alla mentalità dominante al suo tempo, brilla una viva luce di verità; sicché l'opera chiude degnamente quel silenzioso decennio di intensa e varia preparazione scientifica.
') Cfr. Della libertà religiosa, in Opusc. leu. ed con. pp. 245-46.