Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1938>   pagina <767>
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La giovinezza e le prime esperienze politiche, ecc. 767
sembrasse di poter fare qualche bene. C'era in fine, vivissimo uell animo suo, l'amore per i campi, sentimento schietto e profondo, come l'amore per l'arte e l'ammirazione per Virgi­lio, il suo poeta preferito. Non per nulla egli discendeva da una antica famiglia d'agricoltori, e la prova più chiara di ciò è nel senso di nostalgia che lo prendeva, quando altri compiti lo tenevano lontano dalla sua villa di Settefonti o da quella di Cadriano ove soleva dimorare per parecchi mesi del-1 anno. Nel '48 quando le cure ministeriali più l'opprimevano, e lo esasperava l'ostilità sorda della Corte Romana, in una lettera a persona amica manifestava questo medesimo sentimento:
L'assicuro che sento un tal bisogno di quiete, un tal desiderio di campestri conforti, che non saprei esprimerlo.')
Profonda doveva dunque essere la suggestione su di lui esercitata da quella pingue campagna bolognese, che dolce­mente digrada dalle ultime pendici dell'Appennino sino alla pianura che a perdita di vista si stende oltre il Reno ed il Po, e a levante è bagnata dall'Adriatico. Qui nella pace e nel silen­zio dei vasti orizzonti emiliani, solo con la vecchia madre o nell'affettuosa intimità di pochi amici provati, egli verrà a ritemprasi dalle fatiche e dai travagli della politica, a dimen­ticarne le amarezze e i dolori. Qui ritornerà fedelmente ogni anno, anche quando la sua residenza sarà assai più lontana da Bologna, nella capitale del nuovo Regno. Qui, lungi dagli sguardi importuni e dai contatti col volgo profano, egli com­porrà il più e il meglio delle sue opere. Ma queste doti naturali e questi sentimenti si fondono per così dire, e si illuminano di nuova luce per l'alta coscienza morale che li avviva; il Min-ghetti era, come il Cavour e il Ricasoli, pienamente consape­vole dei suoi doveri padronali; considerava la proprietà come un istituto necessario, anzi benefico per la Società, ma solo in
1) Cfr, la lettera da Roma, 15 aprile 1848, fri* voi. I, p. 394.