Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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Achille Norsa
avviso francamente favorevole: il Piemonte avrebbe dovuto partecipare alla guerra senza assicurarsi compensi, senza por condizioni, senza esigere promesse di sorta .I} Idea che parve temeraria alle persone posate e di buon senso, e tuttavia la fermezza e la chiaroveggenza di Cavour l'attuarono; e quando l'alleanza fu conclusa, il Mingiletti cosi ne giudicava;
H trattato piemontese mi pare un atto di savia e grande politica. Ne spero gloria e beneficio all'Italia.2)
I soldati di Vittorio Emanuele si batterono con onore in Crimea; ma venne poi la rapida fine della guerra a deludere molte speranze. La condizione non era delle più favorevoli, volendo Napoleone III affrettare la pace, e Cavour ai primi di febbraio si preparava a partire per il Congresso, deciso a sollevarvi ad ogni costo la questione italiana.
Uno dei grossi nodi della questione stessa ed anche il migliore appiglio dal punto di vista diplomatico, era l'occupazione austriaca nelle Legazioni in onta ai trattati del 1815 : prendere occasione da questo stato di fatto anormale, per mostrare all'Europa l'insanabile debolezza di un Governo incapace di reggersi con le sole sue forze e su questa base chiedere la secolarizzazione o, quanto meno, l'autonomia amministrativa per quelle provincie, con Vittorio Emanuele come Vicario Pontificio, ecco l'ardito piano del plenipotenziario piemontese. A ciò molto gli potevano giovare il consiglio e la collaborazione di persona che conoscesse a fondo le deficenze del Governo papale, e fu così che la scelta cadde sul Minghetti.
Cavour inviò tosto a Bologna il fido Castelli, col segreto incarico di invitare il Minghetti a Parigi per il marzo.
Là egli avrebbe dovuto anche recare un memoriale che esponesse obbiettivamente le condizioni in cui vivevano i sudditi di Pio IX. Questo fu tosto compilato e sottoscritto da
0 Cfr. Bdd.n pp. 51 e segg.
2) Cfr. MiNGHKTTi-PA80iTKf, Carteggio ait. la lettera da Bologna, 31 gennaio 1855, voi. X, p. 2.