Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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780
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Achille Morsa
temperato e ragionevole, avrebbe guadagnato per sé quel prestigio e quelle simpatie che il Papa perderebbe persistendo in una politica di reazione la cui responsabilità ricadrebbe intera su di lui. Sapiente accorgimento, che ottenne il voluto effètto, perchè in questo momento le simpatie dell'opinione pubblica europea per l'Italia realmente crescevano, ed esse erano elemento assai prezioso nel nuovo programma di politica estera adottato e perseguito con tanta fortuna dal Cavour. Conveniva dunque tenerle vive e attirare sempre più verso di noi l'attenzione dei popoli e dei Governi.
Era questo un ritorno puro e semplice alle idee del '47? À tutta prima parrebbe di sì; il Minghetti stesso vi accennava esplicitamente scrivendo:
Noi crediamo che le idee esposte da Massimo d'Azeglio nel suo libro I casi di Romagna, pubblicato nel 1845 siano ancora in molta parte opportuno e convenienti. *)
Anzi, a prova della buona memoria dei romagnoli scriveva all'amico piemontese, chiedendo consiglio.
Molte delle idee dei liberali restavano invero quelle del '47; ma c'era anche una grande differenza: in realtà la parola d'ordine veniva da Cavour, e Cavour rappresentava rispetto al programma del '47, quell'elemento nuovo che allora era mancato e che si può riassumere in una parola: disciplina. L'obbedienza concorde della maggioranza dei patrioti, fu resa possibile solo dall'ascendente esercitato da una grande personalità, la quale a tutti si impose e tutti trascinò sulla sua via, facendo dimenticare, come per incanto, vecchi e profondi dissensi.
La fiducia ispirata dal grande ministro fu il fecondo terreno sul quale germogliò e crebbe rapidamente la Società Nazionale, col semplice programma dell'unità e dell'indipendenza, lasciando impregiudicata come secondaria, la questione della forma di Governo e quindi accettando implicitamente
1) Cfr. M. MiNGttwrn, Ricotti, voi. Iti, p. 131.