Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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792
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792
Achille Nora*
sarebbe da stupire che così non fosse. Non si può rinunziare senza amarezza e rimpianto all'ideale in cui si è creduto e per cui si è operato con le migliori energie.
Già sappiamo, sino dal fatale 29 aprile 1848 egli aveva scritto che il tentativo di tener unite nel Pontefice le due podestà gli pareva ormai provato assurdo. Anche più pessimista era stato in una lettera diretta il 30 agosto di quell'anno al Pasolini: dai recenti studi e dalle più recenti letture degli scrittori neoguelfi gli venne spontaneo il raffronto fra le antiche glorie del papato e la presente decadenza:
Buon Dio! Un Papa, Pio IX, che avrebbe potuto influire su tutta l'Europa, anzi su tutto il mondo, lascierà che le cose d" Italia si assestino senza il suo intervento, che si distribuiscano le parti della penisola a grado degli stranieri, ed egli non avrà una parola, una protesta, un consiglio? O ombre di Gregorio, di Innocenzo, di Alessandro, che pensavate voi?... Ma, forse, soggiungeva quasi suo malgrado, là missione del papato è finita. Consumatum est, *)
Eppure una segreta speranza, o piuttosto un'ultima illusione era rimasta in fondo al suo cuore; le parole da lui rivolte a Pio IX e che sopra furono riferite in parte, ce lo dicono, e ce lo conferma egli stesso implicitamente nel racconto della profonda impressione lasciata in lui da quel colloquio. L'ostinata intransigenza di Pio IX uccideva anche quell'ultima illusione.
Dovremmo dunque accogliere la accusa di miopia politica e di scarso patriottismo mossa più tardi al Minghetti e ripetutagli in Parlamento, come l'altra d'essere stato un federalista impenitente e un unitario dell'ultima ora? A me non sembra.
Alla prima accasa si è già risposto implicitamente coll'espo-sizione della condotta dello statista bolognese il quale mirava a separare nettamente sé e i suoi dagli estremisti di ogni tendenza.
l) Cfr. M. MIWOUBTTI-PASOWMI, Carteggio e.it.t voi. I, p. 71.