Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1938>   pagina <797>
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L'esilio di Pietro Colletta nella sua corrispondenza, ecc. 797
tranquillità, rivela, quasi settimana per settimana, le sue condizioni finanziarie e le fasi della malattia che dovrà poi portarlo al sepolcro; lettere, insomma, non destinate alla pubblicità e in cui egli non poteva che esporre la verità.
L'ESILIO IN AUSTRIA
E noto che il Colletta, Ministro della Guerra dal febbraio all'aprile 1821, fu arrestato appena iniziata la restaurazione borbonica, nella notte fra il 20 e il 21 aprile, rinchiuso a S. Cimo, sottoposto a processo sommario e ben presto esiliato, insieme con Gabriele Pepe, Giuseppe Poerio, Luigi Arcovito, Gabriele Pedrinelli e Pasquale Borrelli. l) Per le sue condizioni di salute, il Colletta doveva partire per terra e i suoi compagni di sventura per mare, ma poi egli rinunciò a quella parzialità e il 6 agosto si imbarcò con essi, giungendo a Brindisi il 18, ripartendone il 26, sbarcando il 4 (e non il 6) settembre 2) a Trieste.
Da questa città, il 6, egli invia la prima lettera ai suoi familiari, dirigendola alla cognata Maria Michela Gaston, in cui, fra l'altro, dà le seguenti notizie:
Cari miei tutti, e poi tatti.
Giungemmo a Trieste la sera del 4, dopo penosissimo viaggio: la notte dal 1 al 2 avemmo a perderci per tempesta irruenta ed istantanea; il naufragio sembrava vicino ed inevitabile; io solo no'l vidi tale. Qui fummo ben ricevuti; onestà ed urbanità senza numero. Ieri fummo informati delle nostre sorti: i Generali Arcovito e Pedrinelli in Fraga. Borelli e Poerio in Gratz; Pepe ed io in Brunn. Brìinn è la capitale della Moravia a sette poste da Vienna: la città è grande e pregiata, ma ahimè lontanissima dalla mia patria. Ho dimandato venti giorni di permesso per attendere in Trieste il mio caro Federico; sono stati negati: fra quattro giorni o cinque, partiremo per i nostri destini. Della mia congiunzione con Federico parlerò da qui a poco; essa è inseparabile dal mio riposo.
Ho ricevuto molte vostre lettere. Poiché questa è diretta a tutti, io non risponderò ad alcuno particolarmente. La vostra affezione per me è grande; la mia per Voi non è minore; la nostra posizioni; ci fa dunque infelici; ma speriamo in Dio: saremo pure una volta uniti e tranquilli...
... Mi son consolato in parte delle mie disgrazie col ritorno all'impiego di dòn Leone: tatto raddolcisce, la nostra sorte amareggia sempre. Lo sole sei vittime bastano al rigore, io son contento di esser l'uno di quelle..
1) Cfr.. per tatti, MAZZIOTTI, La Prigionia di Pietro Colletta cit.
2) La prima data è dalla lettera che segue; la seconda è dal CORTESE, Pietro Colletta, p. 60.