Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1938>   pagina <805>
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U esilio di Pietro Colletta nella sua corrispondenza, ecc. 805
Vi ha dippiù un altro argomento ad esibire. Partendo da Napoli ho lasciato il mio testamento chiuso in mano del Cav. de Thomasis. Permetto che sia aperto e letto da S. A, il Duca di Ascoli, e dal Sig. Cav. De Giorgio Direttore di Giustizia. Ivi si conoscerà chiaramente il mio patrimonio. Dopo letto, o 0 Sig. Duca, o il Sig. Cav. farà al fogno nuovo inviluppo, e '1 consegnerà allo stesso Sig. de Thomasis, presso del quale questa mia lettera serva di autorizzazione per la consegna e disugellazione del mio testamento nel modo sopra indicato.
Ed inoltre, caro Coccia, tu devi conservare altro mio foglio, da me scritto in napoli, allorché io dava delle istruzioni, supponendo il caso dell'esilio. Ti permetto di esibirlo, ma senza pubblicità. Rammenta che a* debiti di allora conviene aggiungere gli altri mille ducati presi per partire, ed inoltre i crediti di Majuri, del sarto, e qualche altro.
Parla, prega, strepita. Io son creduto ricco perchè non mai, per fatto d* interessi, ho parlato, ho pregato, ho strepitato: non imitarmi in questo, né in altro; nel nostro paese e secolo, chi segue i miei sistemi si. fa infelice, come io mi son fatto.
Ho indirìtta supplica a S. M. per i seguenti canali: S. E. l'Ambasciatore della M. S. a Vienna. S. E. il Direttore di Giustìzia e Polizia Cav. De Giorgio; S. E. il Duca di Ascoli; S. E. il Direttore di Guerra. Tu per duplicato dovresti ripetere e far perve­nire in proprie moni le suppliche istesse, a tua di evitare le dispersioni, e le insidie. Perciò trascrivo la supplica, ohe copierai tu stesso, o farai copiare, aggiungendo la firma... *)
Nella quale supplica che, naturalmente, è identica a quella edita dal Cortese 2> il Nostro, fra l'altro, asserisce: cento giorni di carcere, cinquanta di viaggio, due mesi di peimanenza in un paese straniero han consumato affatto le già tenui mie sostanze .
Della quale condizione economica si preoccupano i fratelli, offrendo loro aiuti; ma, per allora, il Colletta li rifiuta con grande dignità, pur ringraziando ed esprimendo la sua riconoscenza, il 12 maggio:
... Grazie, e poi grazie a te. a Donato, a tutti per la continua fraterna sincera offerta di soccorrere al mio stato. Se così nemico mi fosse il destino da dover ricorrere ad altri, a Voi soli pregherei, ancorché sapessi di quanti bisogni e famiglia siete circon­dati. Spero però che la parsimonia provveda a tutto; e di fatti se... mi si negasse ogni soldo, o sussidio, ho già stabilito come sminuire il mio budjet di duce. 18 al mese, e non morire, e non soffrire. Son benefici della Provvidenza che ogni lana riscaldi, ogni cibo satolli; e ohe il povero Diogene fosse stato del ricco Lucullo più sano e pia con­tento. Perciò, fratelli miei cari, non siate in pena per noi; abbiamo anche il troppo; stiamo bene quanto non mai; Federico cresce ad occhio... e si fa robusto; Maria Michela è più nutrita ancorché da vive afflizioni sia tormentata; io sto ringiovanito. Conser­viamoci quindi la pazienza e la costanza; non facciamo che si dica di noi che senza la fortuna siamo infelici.,, 3)
1) Cfr. ora C. (W n. XXIX.
2) Pietro Colletta, pp. 172-3.
3) Cfr. ora C.C., n. LII.