Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1938>   pagina <811>
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Vesilio di Pietro Collètta nella sua corrispondenza,, ecc. 811
l'opinione del Cortese e molto probabilmente il'Colletta non aver stu­dialo mai la Scienza Nuova, e ciò che egli seppe di Vico averlo appreso dai Saggi Politici di Mario Pagano , *)
Voglio occuparmi del solo nostro Cesare in questa lettera che a te scrivo. Sem­brami troppo affrettato lo studio della giurisprudenza, non ancora avendo egli compiuti x 18 anni. Questa soperchia sollecitudine gì'impone l'obbligo di proseguire gli studi filosofici, essendone appena 1* introduzione ciò che ha imparato nel collegio. Dovrà dunque perfezionarsi sul Condillac. il Bonnct. ed il Tracy, e direi sul Vico, se no'l cre­dessi troppo arduo per un giovinetto: dovrà studiare la fisica estesamente, unendola all'anatomia. Riguardo alle lingue, ne studierà due profondamente, tenendo le altre come condizioni non bisogni; e son tali due la propria e la latina. Sullo stile latino fòrmi il suo stile italiano; eviti lo stile francese, bellissimo in quell'idioma, snervato ed abietto nel nostro. Perciò desidero ch'egli traduca di Cicerone de Oratore, e poi Brutus, ed Orator., tre opere, come sai, che trattano teoricamente delle orazioni e degli oratori. Quando sarò giunto in Firenze, dovrà rimettermene dei squarci, ed aver con me una letteraria corrispondenza. Digli che io, vecchio qual sono, traduco ogni giorno un qualche tratto scelto dai classici latini, e studio sei ore, perchè tamdiu discendimi est, quamdiu nescias, quamdiu vivas, diceva Seneca nella sua studiosa vecchiezza. Or dunque riassumo le cose dette. Cesare dovrà studiare in camera le sci ore al giorno, dividendole tra giurisprudenza, filosofia, e belle lettere; corrisponderà meco in Firenze, e mi rimetterà man mano le versioni delle opere indicategli. Abbraccialo e riabbraccialo... 2)
Circa la morte del padre, Antonio, malgrado i dispiaceri datigli in gio­ventù, giova credere che il Nostro assai l'amava, tanto da scrivere, a pro­posito della sua ultima malattia (a 84 anni), il 2 dicembre 1822, a Nicola:
La tua lettera degli 11 Nov. mi ha richiamato da morte in vita perchè mi è sembrato che da morte in vita fosse anche richiamato 21 mio caro papà... Non vi ha cosa al mondo che io desideri quanto il prolungamento de1 giorni di papà... *)
Ma la fine, allora evitata, segui presto, e il 20 gennaio il Colletta scrive a Nicola la seguente commossa lettera, dove si noti, però, il suo consiglio di convertire la spesa per le messe in elemosine a poveri, prova concreta dei suoi scarsi sentimenti religiosi, da illuminista bello e buono che egli era, secondo il giudizio del Cortese: 4)
Ciò che io temeva da lungo tempo si è dunque avverato; ma è tale il comune dolore che io non deggio più. affligger Voi, né posso consolarvi. Rinchiudiamo nel seno il nostro cordoglio; attendiamo dal tempo, e dalla filosofica rassegnazione di esser consolati. Egli intanto, in premio di lunghissimo eorso di virtù e religione, godrà nel cielo; che non mai si estingue, caro Gocola (e questo il martirio dogi* ingiusti ed il ristoro degli afflitti) la scintilla di Dio, ohe alberga in noi.
1) Pietro Colletta, p. 136.
2) Cfir, ora C. C, n. LXXXXX.
3) Cfr. ora C. C, n. LXXV1.
4) Putto Colletta, p. 133.