Rassegna storica del Risorgimento
COLLETTA PIETRO
anno
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1938
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pagina
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815
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L'esilio di Pietro Colletta nella sua corrispondenza, ecc. 815
delle non copiose rendite. È vero che il Nostro, nella citata lettera del 2 marzo 1824, mostra animo sereno e si vanta della sua povertà :
Nulla mi manderai a Pasqua, perchè di nulla ho bisogno o desiderio. Vorrei, Cocola mio, che tu vedessi come io vivo per modestia e per contentezza: un sol servo che basta a tutto; un sol pasto di due piatti, che ci soperchia; piccola casa, vestir modesto: ma d'altra parte buona salute, e stima dell'onesta gente. La povertà mi aggiunge gloria; se fossi ricco, vergognerei.
Ma è pur vero che, quasi sempre, egli si lamenta nelle sue lettere, sia per la vita cara toscana, sia per essere soggetto agli anticipi trimestrali del fratello Nicola. Già vedemmo nella prima lettera circa la dispendiosa vita di albergo: ora è tutta una serie di accenni nel suo carteggio.
Il 3 giugno 1823 egli scrive:
Qui la vita è cara, più che in Napoli, assai pio. che in Germania. Non vo descriverti la mia parsimonia, ma puoi misurarla col calcolo dei mezzi che ho consumati. Se le avversità continuano, andrò a vivere in qualche campagna della provincia: sarà minore la spesa ma pur grande: i tuoi mezzi, che affettuosamente mi esibisci* non bastano alla tua ed alla mia famiglia; né io sosterrei che per me, innocente, altri inno-centissimi patir dovessero; e terrei la vita peggio della morte, se fosse mantenuta per gli altrui stenti. Or dunque, caro Cocola, dopo di averti ringraziato cordialissimamente, ed accertato che mi saran sempre vive e care le memorie del tuo affetto, è necessario di rivolgersi a cardinali operazioni.. *)
E il 6 luglio 1824:
Io sto vivendo sulle tue spalle, cioè sugi' imprestiti che mi fai tu stesso, o procuri per me: te ne sono obbligato Cocola mio; ed il rammenterò, ed il riconoscerò, finché ho vita... 2)
in quel 31 agosto:
Tra pochi giorni trarrò cambiale di duce. 300. Povero mio Cocola, sotto quante rovine t'ho messo! Senza i bagni che qui sono dispendiosissimi, e medico e medicine, avrei vh/uto altro mezzo mese col denaro rimessomi l'ultima volta. Ma pazienza.
Or quale i rimedi a tale situazione ? da una parte, richiesta di aiuti al Governo Borbonico; dall'altra, un mutuo di 500 ducati e la vendita della sua palude alla Borsa e del suo casino e terreno di Gapodimonte: vendita che assai gli dispiacevano, tanto da scrivere il 3 giugno 1823:
Sollecita 1 mutuo di duce. 500... e poni in vendita la palude... Io non do limiti alla vendita; la mia rovina dev'esser perfetta; à compia dunque il mio destino...
') Cfr. ora, in parte, C. C, n. CXXIV. *) Cfr. ora C. C, n. GLXYI.