Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; PALERMO
anno <1938>   pagina <859>
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Libri e periodici 859
Dopo la morte di Pisacane tornò a Londra, ma malato, invecchiato, inconsolabile, incapace di dimenticare la suo peno. Il comitato mazziniano continuò tuttavia a lavo­rare in mezzo a difficoltà sempre crescenti, a polemiche e ad accuse, anche se uomini di retto pensiero cominciavano a riconoscere in Mazzini il fondatore dell'unità Italiana. Lasciò definitivamente Londra il 10 febbraio 1871 collo speranza ancora di ritornarvi, sebbene sentisse prossimi i giorni della sua fine. Nel suo cuore portò sino alla morte racchiuso come un tesoro il ricordo di quello che in Inghilterra aveva sentito, aveva amato, con cui aveva simpatizzato per tanti anni, anche s'egli vi fu incompreso dalla maggioranza e se spesso fu apertamente osteggiato. Perchè il popolo inglese (e ciò dimostra assai bene la Morelli nel sesto capitolo, forse il più. importante dell'opera sua) abituato a guardare e cose da un punto di vista suo proprio, diverso da quello di ogni altra nazione, fu sempre un po' lontano dall'idea del Mazzini e non si prestò che formalmente (quando pure si prestò) all'azione di affratellamento universale che il grande Veggente andava predicando. Le sue parole tuttavia acquistarono un'altra forza e un altro valore dopo il 1849.1 più tra gli Inglesi vedevano nella Repubblica Romana l'occasione che un provvidenziale disegno aveva data al Mazzini d* incarnare il solo eterno principio di verità che era in lui, tra tante idee che agli anglo-sassoni parevano assurde; il suo amore per la Patria portato all'eroismo e al sacrificio. E da allora in poi l'attenzione dei suoi ascoltatori fu più assidua e reverente. La caduta della Repubblica Romana offrì essa stessa parecchi spunti per una campagna italofila, basata essenzialmente sulla necessità della privazione del potere temporale del Papato e sulla dimostrazione dell'influenza negativa politica e commerciale, sul continente dell' Europa, qualora avessero avuto modo la Francia e l'Austria di dominare a Roma e in Italia.
L'ultimo capitolo è dedicato ai rapporti del Mazzini con i più eminenti scrittori del secolo scorso. Diamo solo qualche rapido cenno, che è ormai anche per noi tempo di concludere* Dei rapporti affettivi coi Corlyle l'autrice ha già detto diffusamente altrove, ma qui studia in particolare il dissidio spirituale che portò olla rottura della loro amicizia, rottura ch'era in verità inevitabile, data la profonda diversità dei due temperamenti. E che dovessero stancarsi presto uno dell'altro l'aveva previsto la signora Carivi e quando scriveva sinceramente ad un'amica: queste non sono che opinioni per Carlyle, ma per Mazzini, che ha dato tutto per esse e che per esse ha visto i suoi amici salire al patibolo, si tratta invece di morte o di vita .
Non vi era tra i due che un solo punto di accordo: il dare all'esistenza un altissimo scopo. Ma anche in questo differivano sulla scelta dei mezzi e sulla via da percorrere. Carlyle disprezzava la democrazia: per lui l'umanità non aveva che un solo destino, di seguire chi avesse potenza sia materiale, sia morale, perchè solo in essa erano la giù-stizia e il diritto. Valutando poi, nella storia, solo gli atti individuali, era costretto ad onorare la forza ovunque si esplicasse. Studiando il passato cercava di trovarvi una norma di vita per il presente, ma non levava lo sguardo al futuro. Ogni forma di governo per lui era buona: tutte le agitazioni per mutamenti o rinnovamenti ave­vano soltanto valore in quanto potevano rivelare i Savi e i Giusti. Nulla insomma di più grande dell'individuo, per l'uno: per l'altro invece nulla di più nobile che il lavoro collettivo, nel quale solamente si poteva esplicare il pensiero divino insito in ogni umana creatura. Ogni intesa era pertanto impossibile.
Vero culto per l'Eroe ebbe invece il poeta Charles Algeron Swminime, che vide *nel triumviro l'ideale dell'uomo forte, del capo capace di condarre alla vittoria, anche se non seppe comprendere la portata precisa del suo pensiero eticoreligioso. Fra tante donne che egli conobbe e che lo ricambiarono di sincera devozione due sole però pas­sarono tutta la loro vita nel culto della sua fedo ed ammirarono in lui il mistico, il sognatore, H profeta: H arri et Hamilton King ed Emilia Ashurst Venturi. Un solo scrittóre onorò in lui l'uomo politico: George Mcrcdith, che io fece protagonista di un romanzo: Vittorini tutto ispirato olla nostra guerra del 1848. Ma l'elogio più