Rassegna storica del Risorgimento
1860 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; PALERMO
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1938
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864
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864 Libri e periodici
perizia del Ciasca è tale, che queste lievi manchevolezze sono cosi impercettibili, mentre è cosi armonico il complesso dell'opera, che, nella totalità, il piccolo neo scompare di fronte alla magnifica, poderosa rappresentazione della nostra evoluzione di potenza coloniale.
Con la esperienza, che gli proviene dalla sna perizia scientifica, il nostro A. ha giudicato utile dividere la sua trattazione secondo la ragione dei tempi. Ed ha fatto bene, perchè altra è la nostra storia coloniale dal suo inizio al tragico 1896; altra quella dal 1924 ai giorni nostri. Nella evoluzione degli spiriti e delle circostanze si può appieno comprendere lo sviluppo progressivo e rapido del nostro dominio coloniale. Dopo una breve, ma succosa sintesi delle cause che determinarono, durante i secoli XVII e XVIII, la formazione del colonialismo delle Potenze europee, nel loro sorgere e nella loro decadenza per alcune, del loro consolidarsi ed ampliarsi per altre, il Ciasca ci descrive le origini del colonialismo italiano, prima che l'Italia fosse costituita ad unità nazionale. E ci rammenta quanto vivo fosse nella coscienza dei migliori nostri statisti il bisogno di entrare nell'azione coloniale, sotto qualunque forma esso potesse esplicarsi, dal Cavour al Venosta; e come si adoperassero per siffatto scopo scienziati, viaggiatori, sacerdoti italiani, sorretti in tanta opera da una fede più forte degli eventi, che non potevano certo sperare aiuto dal Governo, allora assillato da più impellenti necessità. Passa quindi a studiare come e quando ci affermammo potenza coloniale africana. Dal 1880 al 1896 la nostra maggiore azione si svolse sulla costa occidentale del Mar Rosso e sull'acrocoro etiopico. Il Ciasca illumina da par suo, come acquistammo Assab, come sbarcammo a Massaua, i primi disinganni sofferti per causa dell'Inghilterra, che non ci voleva nella vallata del Nilo: le vicende diverse, che dal 1885 ci portarono al trattato di Uccialli e da questo ad Adua e alla pace di Addis Abeba, sono piene di vita non disgiunta da severa ricostruzione scientifica, n problema, non facile, delle nostre relazioni con Menelik, prima del 1889, tentato non felicemente dallo Zaghi; la serie degli errori commessi dai nostri statisti e generali oscillanti tra politica scioana e politica tigrina, più forse per antipatie personali che per chiara visione della realtà africana; il peso dell'intervento straniero ai nostri danni e, poi, la somma delle responsabilità di tutta la nostra attività coloniale dal 1895 al marzo 1896, sia che la si voglia riversare sul Bara rieri, sia che ne sia fatto responsabile il Crispi, sono bene presentati e sviscerati dal Ciasca. Il quale ci dà il negus Menelik, quale fu e quale meglio sarà conosciuto dalla maggiore documentazione storica, non come ce lo ha tramandato la passione dei tempi, migliore cioè della sua fama e avveduto politico. Il quale sapeva con abilità approfittare tanto dei nostri errori, quanto della rivalità europea in Etiopia ed in Africa. Egualmente encomiabile il Ciasca per quanto scrive su Adua, valorizzando quel che ne ha detto il Bellavita e quel che se ne può dedurre dai documenti diplomatici nostri, dalle memorie del Baratieri e degli uomini che in quel tempo ebbero comando di unità tattiche o furono preposti a pubbliche cariche; come bene, per quel che è possibile, è riuscito nel raffigurarci il Baratieri stesso, avvicinandosi a quella realtà, cui arriveremo, quando avremo a nostra disposizione tutto il materiale disponibile. Efficace la ricostruzione dell'ambiente storico, che portò alla caduta di Crispi. A proposito del quale, chi scrive, non con gente coITegregio A. nell'accusa che egli rivolge al grande statista siculo, di megalomania. Ciò non n addice, panni, a quel che in precedenza l'A. ha detto. Su Francesco Crispi l'ultima parola non è stata pronunziata e la sua presunta megalomania, della quale gli ha fatto carico un forte storico e pensatore meridionale, è stata la sua maggiore virtù, che lo segnala alla nostra epoca come il più grande dei suoi precursori.
Consacrato all'acquisto della Somalia un succoso capitolo, in cui sono ben messe in luce le relazioni di questa nostra colonia con la politica anglo-germanica nell'Africa orientale, il Ciasca ci parla della condotta tenuta dall' Italia durante gli anni che dal 1896 corsero sino al 1911. L'opera del K udii ti, di cui l'A. fa una garbata critica; la questione di Cassala; la savia politica del Martini: il riawicinamento coli' imperò