Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; PALERMO
anno <1938>   pagina <872>
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l'ila dall'istituto
Pittori. L'azione paleso e segret a ch'egli diede in quegli anni alla causa degli irredenti, azione giovanile, entusiasta, non lo distraeva dalle lettere. In queste, poeta di canto pieno, una figura soprattutto gli fu sempre cara: Ippolito Nievo, alfine a lui per l'amore alla dolce terra friulana, che, se per l'autore delle Confessioni fu nido di canti e di sogni, fu culla spirituale per Spartaco Murani.
Altro suo grande amore e sua grande nostalgia: Venezia, la Dominante, le sue glorie antiche, la sua morte e la fede del patriota e del colto nella sua liberazione,ideal­mente propugnata e pensata per tutte le terre nostre ancora soggette allo straniero.
Lontani auspici che alimentavano nei giovani la fiamma dell'amor patrio e le vivide speranze, mentre l'ora della liberazione stava avvicinandosi.
Allo scoppio del conflitto Spartaco si trasferisce nel Regno con la numerosa fami­glia e mette ai servizi della Commissione centrale di patronato tra i profughi adriatici e trentini la sua attività intelligente e devota. Collabora con fervore all'Unione econo­mica nazionale per le nuove provincie, aiuta Corrado Ricci a compilare l'inventario del patrimonio artistico della Venezia Giulia, affianca Luigi Luzzatti al Commissariato dei profughi di guerra.
In quegli anni sacri della guerra egli diede sfogo all'impeto del suo amor patrio in tre poemetti dedicati a Riccardo Pitteri, al suo verde Friuli e alla sua casa devastata, a Nazario Sauro, l'eroe che volle il sacrificio pieno.
Ritornato a Trieste alla fine della guerra, partecipa con entusiasmo alla nuova vita della città redenta, desideroso di cooperare fervidamente a portare olla città martoriata non l'Italia meschina e rinunciataria di quegli anni di umiliante minorità, ma l'Italia che egli sempre sognò, madre di libertà e di benessere per tutti, unita e forte, quella che sotto la guida possente del Duce doveva diventare l'Italia religiosa e guerriera, eroica e imperiale.
Fortissima è la sua fede in Trieste e nella sua gente. A Orlando scrive che la rico­struzione di Trieste bisogna affidarla ai suoi propri figli, a Eugenio Popovich esprime l'augurio che l'opera iniziata dagli irredenti nel Risorgimento abbia degno coronamento dalla rigenerazione e dalla ricostruzione del Paese; e resta fedele all'irredentismo inteso come forza destinata ad integrare 1 opera del Governo nel campo della propaganda, della cultura e dell'educazione prescolastica. Perciò, rifintando la candidatura a deputato e a Podestà, non ricusa la presidenza della Biblioteca civica, del Museo di storia e d'arte, della Minerva e del Comitato triestino della Dante, della quale è il socio più anziano.
In tanto fervore di attività patriottica egli crede nella Rivoluzione fascista, ne comprende immediatamente le ragioni e vi aderisce. Nel fascismo trova finalmente il Partito degli Italiani, auspicato da Massimo D'Azeglio, dal padre suo, da Felice Venezian, da Riccardo Pitteri, da Attilio Hortis, da Riccardo Zampieri.
Cosi si conclude questa nobile esistenza, nel disinteressato servizio alla cosa pub­blica, nel culto delle memorie patrie, nella costante cura di onorare i precursori; e nella poesia dello Zorutti. di cui Spartaco Muratti perpetuò fedelmente la schietta vena in numerose composizioni delle piali Bruno Coceani presentò qualche squarcio grazioso e vivido: del tricolore, ad esempio, tornato a splendere sull'angelo dorato che sormonta il campanile attiguo al Castello di Udine.
Così Spartaco Muratti terminò l'oratoreil patriota, il poeta, il fascista, è morto, avvicinatosi a Dio, con la gioia di veder avverato il sogno di suo padre e di tutta la sua vita. Caldissimi applausi coronarono l'elevata commemorazione che il pubblico ascoltò con vivo raccoglimento, avendo rivissuto attraverso la fluente eloquenza di Bruno Coceani le ardenti giornate della vigilia nelle opere e nel pensiero dei nostri maggiori e di uno tra essi dei più degni. Avevano mandato la loro adesione, accolta con lunghi appia­nai, il Quadrumviro de Vecchi, Salvatore Bnrziloi, Fon.. Felicioni ed Enrico Scodnik .
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