Rassegna storica del Risorgimento
SARDEGNA (REGNO DI)
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1938
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pagina
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878
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878 Gi orfiia Bunlunzellu
Alla risolutezza del Re faceva riscontro la devozione del popolo e l'eroismo dell'esercito che diede, con Pietro Micca, il 30 agosto 1706, l'esempio solare del sacrificio. Sublime e fecondo sacrifìcio che consenti al Principe Eugenio di arrivare e di riunire le sue truppe con quelle di Vittorio Amedeo.
Le forze sabaude attaccarono con impeto travolgente, il 7 settembre, l'esercito francese e lo sbaragliarono, costringendolo a passare, in disastrosa fuga, le Alpi. Luigi XIV rinunziò alla lotta, ritirò le sue truppe; e da allora le porte d'Italia furono chiuse alla Francia.
La vittoria fu splendida ed ebbe nel tempo ripercussioni incalcolabili. Torino deve ad essa la sua salvezza ma in essa è pure la radice prima della nostra sorte futura.
Si può affermare idealmente che si iniziarono allora le nostre guerre dell'Indipendenza.
De Vecchi di Val Cismon, esanimando con profonda dottrina e con felice intuito, nella sua complessità, il fenomeno del Risorgimento ne riporta infatti a questa prestigiosa epoca l'inizio, fissandone il termine di partenza alla data della battaglia di Torino del 1706. Il Jg
La pace di Utrecht che ne consegui (11 aprile 1713) segnò un trionfo per Vittorio Amedeo II. Gli fu conferita la dignità regia, gli furono restituiti tutti i suoi dominii con in più il Monferrato, Alessandria, Valenza ed altre terre in Piemonte e gli fu assegnata la Sicilia. Fu incoronato Re a Palermo il 24 novembre 1713 ma tenne l'isola solo fino al 1718, anno in cui gli fu strappata dal Cardinale Alberoni, che già l'anno prima, nel vano intento di ridonare il perduto predominio alla Spagna, aveva strappato la Sardegna all' Imperatore.
Coalizzatesi le potenze (Austria, Francia, Inghilterra, Olanda) costrinsero Filippo V alla resa e firmarono a Londra il 2 agosto 1718 il trattato della Quadruplice Alleanza.