Rassegna storica del Risorgimento
SARDEGNA (REGNO DI)
anno
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1938
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pagina
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882
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882
Giorgio Bardanzellu
L Imperatore, sciogliendo dal giuramento di fedeltà i popoli sardi, cedeva in perpetuimi cum pieno supremo et absoluto dominio et omni iure regio il regno di Sardegna al Re Vittorio Amedeo il quale, a sua volta, giurava di rispettare leges, privilegia et statuta Regni praedicti in eodem modo et forma, quibus observabantur et reperiebantur in usu tempore dominationis suae Majestatis Caesaraeae.
Fu nominato Viceré il generale Filippo Guglielmo Pallavicini barone di S. Remigio.
Questi fu preceduto in Sardegna da un abile Ministro, il Contadore generale Fontana, il quale visitò subito l'isola ed ebbe degli abitanti buona impressione.
Egli notò con soddisfazione che i partigiani d'Austria e di Spagna trovarono nel mutamento di dominio un disimpegno dalla causa per tanti anni da loro sostenuta che avrebbe certo portato a contrasti e a vendette, e si convinse che non sarebbe stato difficile governare i nuovi sudditi che giudicava ubbidienti e rispettosi verso la giustizia*
Così la Sardegna entrava nella sua nuova vita, e, con la Sardegna, lo Stato Sabaudo entrava veramente nel corso della storia d'Italia.
Da quel giorno nel Regno di Sardegna, sotto il comando dei cavallereschi Re Sabaudi, sarà protagonista, col Piemonte, il popolo sardo, e, diciamolo con commozione: rumile, fedele, eroico popolo sardo.
Le condizioni in cui la Spagna l'aveva lasciato erano
disperate.
L'Isola era divisa in 370 feudi di cui 188 appartenevano ai signori residenti in Spagna e venivano amministrati dai loro procuratori chiamati podalari; l'altra metà (tranne 32 che erano intestati al Re) erano proprietà di signori d'origine spagnola.
Così avveniva che ogni anno passavano ingenti somme di danaro alla Spagna e nella Sardegna crescevano la miseria e l'avvilimento. Metà della popolazione, e cioè quella più capace