Rassegna storica del Risorgimento

SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1938>   pagina <883>
immagine non disponibile

// Regno ili Sardegna 883
di sopportare le gravezze dello Stato, godeva le immunità, 1 altra rimaneva oppressa dalle decime e dalle prestazioni. La nobiltà sarda non aveva risorse e viveva d'impieghi­li9 Isola contava 260.000 abitanti, di cui solo 60.000 erano lavoratori di campagna. Si aveva cioè l'esigua cifra di 16 abi­tanti per km2 di cui 3 agricoltori. La popolazione agricola nei villaggi si componeva di servitori, coloni, parziari.
Costoro coltivavano la terra per conto altrui col compenso di un piccolo salario annuo o di una tenuissima porzione della raccolta (partiargiola) che non bastava a sfamarli e meno bastava a soddisfare l'avidità dei feudatari. La povera gente vedeva la inutilità dei suoi sforzi per tacitare i creditori e, di fronte all'ineluttabile, diventava fatalista, inerte, neghittosa.
I feudatari esigevano con feroce puntualità i loro terribili diritti: il laor de corte (tre starelli per ogni paio di buoi). Se il contadino non pagava, gli venivano sequestrati i buoi ed era punito col carcere. Per cui si arrivava all'assurdo di privare, anche per piccole inadempienze, la terra del suo coltivatore con immenso danno per l'economia e per l'agricoltura.
Nessuna meraviglia cniindi se Vittorio Amedeo, trovando la Sardegna in così tristi condizioni, fece di tutto per cam­biarla con qualsiasi estensione di territorio nel continente.
Sperò nel Congresso di Cambrai (3 settembre 1725) ma nulla vi si concluse e la Corona sarda rimase a Casa Savoia.
E fu grande fortuna per i Savoia, per la Sardegna e per l'Italia. TJ
La storia è degli uomini ma, secondo l'insegnamento di Vico, anche della Provvidenza. Due ne sono i protagonisti: l'elemento terreno e quello divino. Per cui al di sopra della volontà degli uomini, si compiono gli avvenimenti necessari per la maturazione del futuro!
Arrigo Solmi e i maggiori storici nostri affermano che:
il cambio della Sicilia con la Sardegna ha recato un incomparabile bene­ficio alla nazione che, altrimenti, avrebbe forse fallito ai suoi destini.