Rassegna storica del Risorgimento

SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1938>   pagina <885>
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// Regno di Sardegna 885
col dominio spagnuolo che i sardi subirono, soverchiati, dopo 60 anni di ribellione armata, ma che mai accettarono, opponendo all'opera di snazionalizzazione condotta per secoli, la tenacia del loro spirito tradizionalista e oppo­nendo soprattutto la fedeltà alle loro origini e alla loro intima essenza.
Non soltanto per la sua posizione mediterranea, tra Europa ed Africa, ma per il cuore e la fermezza dei suoi figli essa fu dal primo istante, col passaggio ai Savoia e quindi all' Italia (il giudizio è del Duce), baluardo della nazione ad occidente, cuore saldo di Roma piantato in mezzo al mare nostro.
La povertà non contamina lo spirito dei forti: lo conserva. Dice un proverbio sardo che solo nelle tempeste si conosce la quercia di buona radice. Così è di noi.
La Sardegna pareva chiusa in uno stato di rassegnazione che serrava il dramma di sua vita e ne smorzava il movimento.
Soggiaceva essa come ad una legge invisibile che aveva per contrassegno la povertà e il dolore. Il sardo, chiuso nella cer­chia del suo mare e sperduto nelle sue valli e nei Buoi monti, si sentì come schiacciato dal peso di un destino iniquo.
Egli si rifugiò nella sua anima, si ritrovò nel culto della famiglia ove visse e vive la sua semplice vita, ove conserva il tesoro del suo passato e la sua antica umanità. Ed è sempre quello.
Eppure tutta la sua storia non fu che delusione!
Par noi non vi ha middori Né impolta qual ha via tu Sia iddu Filippi! Quiatu O Carola imperadori.
Cosi egli canta nella sua semplicistica e cruda interpreta­zione della storia!
Passano sul suo spirito le fluttuazioni degli evi, il turbinio di domimi e di monarchi, l'urlo dei conquistatori.