Rassegna storica del Risorgimento
SARDEGNA (REGNO DI)
anno
<
1938
>
pagina
<
887
>
// Regno di Sardegna 887
Perciò le soggiogazioni straniere, le sopraffazioni partigiane, ì conflitti delle ambizioni, i malcontenti per gli impieghi, i soprusi dei feudatari, le malversazioni degli impiegati continentali, le vessazioni, le carestie, le rapine e le violenze non alterano sostanzialmente la sua psiche, non mutano il suo carattere.
La storia del suo sangue si ribella e talvolta par che non si adatti alle contingenze della storia vissuta; perciò la sua anima, in solitudine, confida a Dio le sue pene e in sé stessa si affina, si evolve e si eleva conservando dolori e speranze, minaccie e preghiere, vendette e amori.
Le sue campagne sono desolate. Le spiaggie e le piane sono infestate dalla malaria. Mancano le strade, i ponti, le scuole, i cimiteri. Non esistono quasi agricoltura e commercio. La pastorizia è errante. La siccità e le inondazioni disperdono i raccolti. Le carestie e le pestilenze stroncano la vita come l'ordinamento feudale stronca le attività del popolo sardo.
Il Governo è costretto a riporre la sicurezza dell'ordine nientemeno che nell'ignoranza delle masse!
Passeranno ancora molti anni e occorrerà l'amore del Duce per ridonare alla Sardegna pienezza di vita civile, dignità di umana vita!
Ma allora l'isola che in tempi andati nutriva col suo grano il popolo di Roma insula magnitudine et moltitudine homi-num et omnium fructuum genere excellens non aveva piti braccia per dissodare le sue terre, né sementi per coltivarle.
La proprietà, la giustizia, la sicurezza delle persone e delle eose sono alla mercè dei potenti e dei malviventi.
Qual meraviglia allora se il sardo ebbe qualche volta impeti di ribellione? Non è egli forse come un ruscello portato nel vortice di un'onda formata da tutto un popolo in secoli di abbandono ?
Eppure l'anima è quella. Fiera, salda, costante. Basterà che la Patria chiami: ed eccoli tutti, i sardi, lampeggianti