Rassegna storica del Risorgimento

SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1938>   pagina <888>
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Giorgio Bardanzellu
come saette, questi sardi che, rudi e chiusi, tagliati nelle quercie delle foreste, nel granito delle montagne, nel ferro delle miniere, trasmutano in febbri eroiche le febbri delle paludi e redimono la terra abbandonata, fecondandola con fiotti di sangue, sulla spiaggia di Quarto, alla torre di Cala-mosca, al Capo S. Elia in Cagliari, contro i francesi dell'ammi­raglio Trughuet, al Palao, a S. Stefano, alla Maddalena nel 1793, contro gli assalti del giovine Buonaparte; sui campi del­l'indipendenza dal 1848 al 1870, sulle trincee del Carso e del Piave nella grande guerra, sulle sabbie libiche, sulle ambe d'Etiopia e sulla straziata Spagna, in tutte le prove ed in tutte le battaglie ove il coraggio ed il sangue sono la misura della civiltà e dell'onore d'Italia.
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La fedeltà è il contrassegno di nostra gente e, per noi ha nome fedeltà la storia del Regno di Sardegna. Fedeltà posta a fondamento di tutte le attività dello spirito, maturata come virtù essenziale nel travaglio intimo dell'animo che in tale virtù, trova il suo equilibrio e l'armonia della sua vita, fedeltà sempre operante, silenziosamente, come luce perenne che feconda, sul campo dell'onore e del valore nell'adempimento del dovere verso Dio, verso il Duce e verso il Re,
Per cui uno dei nostri migliori, eroe purissimo del Carso e del Piave, assunto dalla morte nel fragore della battaglia, Attilio Deffemi, afferma che
il sentimento del dovere di disciplina, lo spirito combattivo, in una parola, quello che si usa chiamare il valore dei sardi non è, se cosi si può dire, che una funzione della tempra morale della gente nostra.
L'anima guerriera della stirpe si manifesta già, nei cre­puscoli della storia, con i segni dell'eterno nella misteriosa mole dei nuraghi. Chi li costrusse cosi possenti e perfetti,