Rassegna storica del Risorgimento
SARDEGNA (REGNO DI)
anno
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1938
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pagina
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900
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900 Giorgio Bardanzellu
sardi che nel 1848 e nel 1849 si battono da prodi a Goito, a Pastrengo, a S. Lucia, a Peschiera, a Sommacampagna, a Milano ed a Novara.
Nella triste notte del 23 marzo 1849 il pallido, nobile re, dopo aver cercata la morte sul campo di battaglia credendo fallite le sue speranze abdica la corona a favore del figlio e, con sublime gesto, prende la via dell'esilio assurgendo, per l'onore e la salvezza della Patria, alla santità del martirio.
Vittorio Emanuele II, ultimo Re di Sardegna e primo re d'Italia, raccoglie sul campo la corona e il destino della Patria, raccoglie la spada dei Savoia che risolleverà, alta, nelle future battaglie dell'Indipendenza.
La sconfìtta di Novara toccò nel profondo il cuore degli Italiani e ne risvegliò lo spirito. Gioacchino Volpe disse che rimise d'un balzo la Casa di Savoia e il Regno di Sardegna alla testa di tutte le dinastie e regni della Penisola.
Il pensiero bruciante di Mazzini, la spada fatata di Garibaldi, il genio di Cavour in quel prodigioso periodo della nostra redenzione ricbiamarono dalle lontane scaturigini della stirpe l'ardore delle moltitudini. Cavour tessè, con geniale opera, le sorti nuove della Patria cne rifulgeranno nella guerra di Crimea, nel Congresso di Parigi, a S. Martino e Solferino: stupende tappe di continua ascesa. Poi vi fu una battuta di arresto: Villafranca e un cocente dolore: la cessione di Nizza e Savoia. L'equilibrio si ristabilì colle annessioni dell'Italia Centrale consacrate dai Plebisciti e con la leggendaria spedizione dei Mille. Moto accelerato di forze, di valori e di energie,, turbini di dedizioni e di eroismi, balenanti schiere di armati, popolo che si leva in piedi, fuoco di passione in cui si dissolvono particolarismi, dualismi e contrasti.
Tutta la penisola si leva e si batte al grido fatidico: Italia e Vittorio Emanuele