Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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909
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La giovinezza e le prime esperienze politiche, ecc. 909
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un'adeguata preparazione, non si sarebbero compiute cosi agevolmente e con tanto successo.
Prima ad insorgere fu la Toscana, la quale, con moto pacifico, ma mirabilmente concorde, costrinse il Granduca ad abbandonare Firenze il dì seguente a quello dell'inizio delle ostilità (27 aprile 1859): nei paesi posti sulla riva destra del Po e occupati dagli Austriaci la situazione era diversa: tutto dipendeva qui dall'esito della guerra: Minghetti che ne aveva netta e precisa la visione, pur di lontano, ammoniva gli amici e ne disponeva gli animi, scrivendo al marchese Malvezzi questa divinatrice lettera il 6 maggio:
Dopo i fatti di Toscana, posto che il nostro paese non farà nulla sin che i Tedeschi nonio abbandoneranno, né questi lo abbandoneranno se non dopo una battaglia perduta qui, voi vedete che gli eventi costì diventano la necessaria conseguenza delle grandi vicende, non sono più l'opera di alcun partito. È il paese stesso che vuol concorrere alla guerra e salvare l'ordine interno.
Io credo che per molte ragioni... l'esempio toscano sia il solo su cui si debba camminare. La dittatura militare è la sola cosa invocabile a senso anche di chi vede tutti i rapporti politici.
Ordine interno adunque e concorso alla guerra d'indipendenza, ecco le due parole che dominano la situazione.
Se a questo une dovrà farsi una commissione governativa, sarà necessario che ne faccian parte amici non solo di Bologna, ma delle altre provincie. Fra questi è indispensabile che sia compreso Gioacchino (Pepoli). Non è necessario entrare nella questione politica. Dal momento che il Governo Pontifìcio non è capace di mantenere l'ordine da sé, vi subentra nei cittadini, un diritto di legittima difesa. Il Governo manderebbe un commissario straordinario per la guerra d'indipendenza, che sarebbe un piemontese... *)
Tracciato cosi il preciso programma d'azione che i patrioti romagnoli avrebbero poi attuato a puntino, egli concludeva con questo severo monito:
Ricordatevi che senza grandi-sacrifìci di ogni genere non si acquista l'indipendenza. Questo ditelo alto a tutti, e tutti diano prova di abnegazione..*
i) cfr. DB CESARE, op.- é, voi. I, p, 351.