Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1938>   pagina <920>
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Achille Norsa
morale. Ma questo voto di annessione non solo fa uno slancio d'entu­siasmo, fa ancora un calcolo di matura ragione. Le Romagne, trava­gliate per quarantanni dalle discordie civili, anelano di chiudere l'èra delle rivoluzioni e di riposare in un assetto stabile e definitivo. E men­tre professano piena riverenza al Capo della Chiesa Cattolica, vogliono un governo che assicuri l'eguaglianza civile, la nazionalità italiana, l'ordine e la libertà. La monarchia costituzionale di V. M. è la sola che possa darci questi beni.1)
Vittorio Emanuele rispose che accoglieva i voti dei Roma­gnoli: forte del diritto conferitogli, li avrebbe propugnati dinanzi alle grandi potenze; confidassero quindi pienamente in lui.
Il Minghetti, che, con ogni verisimiglianza era stato l'autore dell'indirizzo (anche lo stile sembra confermarlo), aveva influito altresì sul tono della risposta reale, facendo presente agli amici di Torino che dichiarazioni fredde od ambigue avrebbero potuto produrre un sinistro effetto sull'animo dei Romagnoli.
Cosi, ripeto, il consiglio a volta a volta audace e prudente, l'o­pera generosa del Minghetti, appaiono ad ogni tratto in tutti gli affari più delicati, in tutti i principali provvedimenti che si pre­sero per organizzare fortemente l'Italia centrale, e non soltanto le Romagne, ed assicurare il compimento del voto delle popolazioni.
Occorreva inoltre, come si è detto, ai governi dell'Italia centrale l'opera di un patriota che fosse libero da responsabi­lità politiche dirette e unisse all'incondizionata devozione alla causa il tatto di un accorto diplomatico, e godesse a Torino di una forte posizione personale per agire presso quel Governo nel modo più efficace: ciò si rendeva tanto più necessario dopo le dimissioni del conte di Cavour; poiché i suoi succes­sori, Lamarmora e Rattazzi, meno idonei di lui all'arduo com­pito, sebbene animati dalle migliori intenzioni, tentennavano perpetuamente fra l'assecondare in modo aperto e risoluto le aspirazioni italiane e il desiderio di restar fedeli alle direttive della politica francese, la quale era essa stessa un enigma.
l) Cr. DB CESANE, op. cir., voi. II, p. 377.