Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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925
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La giovinezza e le prime esperienze politiche, ecc. 925
distintamente. Se ho potato altra volta aver qualche dubbio sopra di ciò, ora non ne ho alcuno, né ho la minima esitazione. Quand'anche la reggenza del Principe sia impossibile, nominate un altro ancor privato, ma tirate innanzi, non vi lasciate separare, sarebbe la vostra perdita. n
L'idea della reggenza era stata messa innanzi da tempo: in essa avrebbe dovuto incarnarsiquell'xmione politica che era tanto vivamente caldeggiata dal Minglietti ed ora anche dal Cavour: dopo tenace opposizione, il Bicasoli alla fine si piegò ed ai primi di novembre le Assemblee costituenti dei nuovi Stati dell' Italia centrale, riconfermando la loro volontà di annessione al Piemonte, invitavano il Principe Eugenio di Garignano, cugino di Re Vittorio, ad accettare l'altissimo ufficio. In quell'occasione il Ci-priani si dimise e il Governo delle Romagne fa assunto dal Farmi.
Il Mjngnetti, che anche questa volta aveva diretto i lavori dell'Assemblea delle Romagne, si recava a Torino, e con Ubaldino Peruzzi il 13 novembre presentava al Principe i voti dell'Italia centrale.
Ma, per l'opposizione della Francia a tale designazione, il Principe delegò in sua vece il Boncompagni, secondo il consiglio del Governo piemontese e dello stesso Cavour.
Ricasoli, il quale sulle prime aveva opposto un netto rifiuto, fi"* anche questa volta per convincersi che, date le circostanze, quella era la sola soluzione possibile, non senza serbare però verso il Minghetti un vivo risentimento per aver egli, a suo giudizio, esorbitato dai poteri conferitigli. 2)
Il 3 dicembre in Torino fra Ricasoli, Boncompagni, Minghetti e Audinot, i due ultimi a ciò delegati dal Farini, veniva conclusa una convenzione per la quale il Boncompagni
1) Cfr. Epistolario cifc., voi. IH, p. 469; iti vedano pure alcuni passi di un. diario inedito di M. Minghetti riferiti dal Ghiaia, nelle Lettere del eonte di Cavour, voi. HI, pp. 464 e seggi in nota.
2) II fiero barone poi ebbe a ricredersi; ma il Minglietti gli conservò inalterati l'affetto e l'ammirazione, nonostante gli aspri rimproveri da lui direttigli. Le lettere sue e quelle del Pasolini dei primi mesi del *60 ritornano più volte sull'argomento. Si veda specialmente quanto scriveva il Minghetti da Bologna, il 7 febbraio 1860, in Carteggio cit., voi. IH, pp. 17-18, e il 7 marzo, ivi, p. 33. Si veda pure POGGI, op. tifa voi, I, p. 399 e segg.