Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1938>   pagina <933>
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L* esilio di Pietro Colletta nella sua corrispondenza, ec. 933
ne spero di ricuperarla; o, benché guasta, strascinarla lungamente: sto al principio
del fine, credetemi...*)
E il 6 maggio, esortando i fratelli, come vedemmo, alla vendita delle sue proprietà, perora alla fine della commossa lettera:
... Fratelli miei, per le vie che vi ho indicate, toglietemi da questa tristissima posizione, mé'ttetemii-iielP altra che io desidero; e credete cosi di avermi data la vita. Non fate sogni sull'avvenire: io sarò morto molto innanzi che le cose di Napoli saran egli cosi giuste da farsi desiderare...s)
E più decisamente afferma non il sno sconforto, ma la sua volontà di non ritornare, il 20 maggio:
... Non abbiate speranze di avvenire più giusto ed a me più convenevole; che quando mai si ammoderasse il governo, mi resterebbero incomportabili il secolo ed i costumi dei miei carissimi Napoletani. Io voglio* assolutamente voglio, vivere lontano; abbenchè regolerò le mie cose da non. aver catene in nessun loco; e passar di Firenze ad altro cielo o allo stesso cielo di Napoli, senza nessun dolore o danno negl'interessi...3'
Ma forse il suo pensiero fu da lui esagerato di proposito, se occorre mettere di accordo il passo or ora riprodotto con altro di sette giorni dopo:
Non nascondo che ho temuto in Voi, tempo fa, l'indiscreto affetto di tenermi legato a cotesta nostra bellissima patria; indi preghiere e premure per il mio; ritorno,; indi non vendere le mie proprietà; indi affliggervi, straziarvi, sacrificarvi per mante­nermi in esilio. E perciò quando mi vidi malatissimo, e feci proponimento di obliare la mia terra natale, volli prorompere in quelle operazioni e pubblicità, che vi dessero la giusta misura del mio stato fisico e morale. Siete Voi veramente persuasi, come dite, delle mie persuasioni? C'intenderemo facilmente. O volete sbattervi fica vane speranze e suppliche male accolte? *)
Dopo altri pochi giorni, il 3 giugno 1826, di nuovo espressioni di desiderio nostalgico, ai fini della sua salute;
Certamente l'aria di Capodimonte, nativa, tiepidissima, gioverebbe più di quella di Firenze, ma non vogliono che io la goda, né io stesso voglio goderla: e se vendo il casino, la desidererò molto meno.s)
E, viceversa, il 2 settembre, di nuovo riflessioni sdegnose su Napoli;
Napoli non è stanza per me, so pure, mutate le cose sustanzìalniente, si ritornasse alla giustizia ed alla dolcezza: Napoli non più mi alletta; anche meno dopo la vendita
i) Cfr. ora C. C n. CCVIII.
2) Cfr. ora, in parte, C. C, n. GCIX.
3) Cfr. ora C. C, n. CCX11.
4) Cfr. ora C. C, n. CCXItl.
5) Cfr. ora C. C, n. CCXV.