Rassegna storica del Risorgimento
COLLETTA PIETRO
anno
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1938
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pagina
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935
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L'esilio di Pietro Colletta nella sua corrispondenza, ecc. 935
informando anche del suo tenore di vita e, genericamente, dei suoi amici, fra cui saranno stati certamente i Guerrazzi:
Son qui, come già da Firenze ti scrissi nel parure, sin dal giorno 23. 11 clima è certamente più temperato; e scben oggi nevighi, e si addensi la neve su i tetti, tutti riconosciamo che il freddo è tollerabile. Ne* due passati giorni, sia la fatica del viaggio, sia la novità di ogni cosa, ho sofferto non poco; oggi sto meglio; e poiché solamente inteso alle cure della salute, ho speranza di molto guadagno. Le autorità o le persone stimabili che conobbi nell'anno scorso, mi bau mostrato maggior amorevolezza o sollecitudine: il Cav. Palloni, Po turno de1 medici toscani, noto in Italia e fuori per le sue opere, assume volontario di curarmi, e crede quasi certo il successo. Son pereto contento di essere qua venuto; e consolo di queste speranze il danno sicuro e presente degl'interessi. Qui la vita è cara ai forestieri; gli alloggi sono stravaganti; credo di far guadagno vivendo in una quasi locanda, che è la più. modesta fra le minori.
Così meno tristemente termina quell'autunno 1827 che apportò al Colletta il sussidio di Francesco I (il quale venne ad aggiungersi alla vantaggiosa vendita della villa), nonché la visita dell'amatissimo fratello Nicola. *)
* * *
Ancora, però, qualche altro Brano citeremo di questo periodo gennaio 1825-novembre 1827. 2)
Innanzi tutto, un suo ricordo personale e sconosciuto del 1799: il 17 luglio 1827, infatti, a proposito di una sua infelice speculazione del maggio 1826, in cui perdette 185 ducati di sua parte, egli esclama :
... questa mia sventura mercantile mi sta bene, perchè la natura non mi ha chiamato a mercature; e le due volte che nella disperazione di ogni altra cosa, ho tentato il negozio, ne sono uscito col capo rotto. Non so se rammenti che nel '99 con quel povero Gen. Fonseca facemmo negozio di farina, e fallimmo... 8)
Veniamo, poi, ai pochi accenni sui suoi amici toscani e compagni di esilio napoletani.
Del Capponi, che gli cedette gratuitamente una sua villa, egli parla fin dal 14 giugno 1825, accennando anche alla sua vita, ai suoi studi e alle lezioni del figliastro:
Ieri per la prima volta fui alla campagna; e se mi gioverà, come spero, vi passerò tutta la està. Il casino è bello, perchè forse il più bello di Toscana; bellissimo perchè datomi in don. Si chioma Montù, è del marchese Gino Capponi mio stretto amico;
1) Cfr. Opere inedite citt., II, p. 332.
2) Bicordo puro che il 12 aprilo 1825 il Collotta chioso ai fratelli il numero dei lampioni di Napoli e il 10 luglio 1827 l'orazione di P. Taddei per la morto di Ferdinando I.
3) Cfr. ora C. C, n. CCLXVI.