Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1938>   pagina <939>
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L*esilio di Pietro Colletta nella sua corrispondenza, ecc. 939
da concordare. Io intendo che il troppo spingere per la vendita è contro la prudenza; ma che vuoi fare se i bisogni suoi sono imprudentissimi? Oh dì, non finirà mai questo suo martìrio ? Io ho saputo e potuto dire addio al mio paese; egli non sa, né può: mi è costato uno sforzo rinunziare nella vecchiezza a tutte le fatiche della gioventù, ma ne sono stato capace; egli n'è incapacissimo. Io, messo alle ultime strette della fortuna e dell'abbandono, potrò guadagnarmi un pane; egli non può, che il far l'avvocato a chiacchiere è mestiere fortunato solamente in Napoli. Posto in condizioni tanto infelici e necessarie, egli distrugge sé e la famiglia. Iddio lo aiuti. ')
* * *
Come si rileva in quest'ultimo brano, il Colletta si vanta di aver rinunziato al ritorno in Napoli senza dolore: ed ecco che della sua sopravvenuta insensibilità o freddezza di animo, egli si era già vantato a Nicola Pll dicembre 1827:
Se avessi avuto sempre l'anima fredda che oggi ho, starei più sano, più comodo, in patria, e senza quella maledetta buona fama, principal cagione delle mie sventure. Tardi si apprende la buona vita; ma sta pur certo che d'oggi innanzi sarò più saggio di un frate.2)
E dopo pochi giorni, il 24 dicembre (si noti la sua ignoranza della vigilia di Natale, il che è altra prova del suo anticurialismo, a dir poco):
P. S. Per accidente ho saputo che oggi è la vigilia del Natale. Spero che la facciate febeissima... Per me i giorni si accavallano tacitamente come i gèli sopra il gelo del deserto. Ma non sono infelice: questa placida solitudine, e buona dose di studio sono i miei piaceri... *)
E ancora, il 4 gennaio 1828, scrive a Nicola:
... mi son rallegrato a sentire che questo Natale, dopo sei anni, è stato il primo che tu. hai fatto tranquillamente: la stessa cosa è avvenuta a noi; e questo incóntro è di facile spiegazione: Miglior salute in quest'anno; meno avversa fortuna; e quel fascio guasto di speranze gettato via. Iddio ci conceda la .continuazione di questa tran­quillità: ... e spero che tutti coloro che influiscono su di essa, non la disturbino...4)
Invece, abbastanza amari e malinconici sono i successivi auguri per il Natale 1828, inviati quel 22 dicembre ai carissimi fratelli :
Rendo a tutti gli auguri del Natale e delle succedenti feste. Veramente mi pas­sano d* innanzi, senza che io me ne avvegga i giorni del nome di tutti Voi, ed i giorni festivi della cristianità. Spettano a' felici gli augurii, noi siamo stati posti dalla malva­gità degli uomini nella condizione di non desiderare la durata della vita presente. I cento di questi giorni se J'abbian essi, e li meritano.
i) Cfr. ora C. C, n. CGXCVlI.
*) Cfr. ora C. C, n. CCLXXXVHI.
! Cfr. ora C.C., n. CCXCIV, sotto la data del 27 dicembre 1827.
4) Cfr. ora C. C, n. CCXCVtf.