Rassegna storica del Risorgimento
COLLETTA PIETRO
anno
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1938
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pagina
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941
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Uesilio di Pietro Colletta nella sua corrispondenza, ecc. 941
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Oltre la malattia, contribuivano alla triste condizione di spirito del Nostro anche la situazione economica e soprattutto quella del figliastro Federico in cerca di impiego: del che abbiamo la riprova nelle sue lettere di questo periodo fine 1927-aprile 1830.
Circa la sua salute, egli, dapprima, il 24 dicembre 1827, spera molto dal soggiorno in Livorno; e si noti l'entusiastico elogio di quella città e della Toscana in genere, ben opposto a quello su Napoli.
... quante parzialità ricevo in quella città d'angeli; e direi meglio in questa angelica Toscana, pensando i favori che sto raccogliendo in Livorno.
E tra i favori più grandi è grandissimo quello dell'aria, dalla quale spero piena guarigione; avendo per ora il proponimento (per quanto gridi l'economia domestica) di restarci sino a tutto Febbraio.
Il 9 febbraio 1828, scrive dei riguardi che si ha ( ora ne' freddi che corrono qui mi tengo chiuso e riservato come un bambinello di cera ); il 25 febbraio, invece, elogia il buon clima di Livorno e dice che la sua salute è quasi buona, la pazienza piena, la borza vuota; il 22 dicembre, anche annunzia di stare assai meglio e avere maggiori speranze ; più. tardi, invece, il 2 febbraio 1830, dice di non star bene; e il 1 aprile fa testamento, annullando i precedenti, fra cui quelli del 1821 e 1827:1J in esso parla della sua malattia continua e dobbiamo pensare che anche questa avrà influito a fargli redigere le sue ultime disposizioni.
Quanto alla situazione economica, essa, per i soggiorni di Livorno, la malattia e per il continuo rifiuto a pagargli il terzo dello stipendio da parte del Governo borbonico, ricomincia a farsi grave, se pur non gravissima, come era prima dell'aprile 1827: già ricordammo la sua borsa vuota del febbraio 1828; ora aggiungiamo che nel successivo 25 marzo egli si augura di non aver bisogno del clima di Livorno per l'avvenire, a fin di evitare il vuoto che tre mesi di locanda e l'essere di forastiero e di Generale cavano nel patrimonio di un povero uomo e, specialmente, che nel 1829 egli è costretto a nuovi prestiti verso Nicola. II 16 febbraio 1829 infatti, gli scrive:
. Ho tratto stamane, Cocola mio, una cambiale sopra di te di duce. 360... Tu sei per me come i Cristiani perfettamente devoti; quando non hanno cilizii dalla mola fortuna* li pongono sul corpo volontariamente. Ciò dico in proposito de* duec. 400, che la. tua benignità ha prestali. Dunque senti: l'arò, in questi due unni di affitto della villa, dì andar lasciando in tue mani la medesima somma; sé non potrò rinnovar l'affìtto:
l) Cfr. Opere inedite, II, pp. 277-82, e MAZZIOXTI, Ultime vicende citi., pp. 351-2.