Rassegna storica del Risorgimento
COLLETTA PIETRO
anno
<
1938
>
pagina
<
942
>
942
Gennaro Maria Monti
se non sarà pronto nitro negozio che mi da fondate speranze di buon guadagno: se sarà immutabile la ingiustizia del governo di Napoli per il terzo del soldo: se dunque tali cose* e tutte, si avvereranno, tn allora, Cocola mio, mi renderai la stessa carità... *)
E il 2 maggio successivo: 2>
...la tua lettera ultima mi ha fatto piangere di tenerezza: ma credi che io non ho bisogno di nulla, e che non mi do privazioni. Vivo bensì moderatamente, e dirò strettamente perchè sono queste le mie sorti...3)
E addirittura, 1*11 luglio 1829, il Nostro per un suo fitto della palude condotto a buon termine, chiama Nicola più che fratello, più che benefattore, angelo salvatore di lui povero uomo e soggiunge non meno entusiasticamente:
Io ti ringrazio, fratello mio, come a mia divinità protettrice. Ho voluto scrivere appena appena ricevuto il tuo foglio per non trattenere le espressioni della mia ricono* scenza. Quel che fai per me, Iddio te ne rimuneri su la tua salute ed i tuoi desidera: e credi Che vorrà rimunerartene, perciocché i benefizi tuoi giovano a me, onesto ed innocente. Hai fatto benissimo a ricompensare... la persona che si è cooperata per il buon successo...
Ma specialmente il Colletta era afflitto per la indolenza del figliastro Federico: così sappiamo da uno sfogo riservato al fratello Nicola del 24 dicembre 1827:
... Mi dimandi se Federico farà casa in Livorno. Ah, caro Cocola, tu hai avuta una delle cento illusioni che io ho avute in molti anni: le mie sono tutte scomparse, come scomparirebbero le altre tue 99, se non ti bastasse la prima. Niente può vìncere la sua ostinatezza al far niente. Lasciarlo in Livorno vorrebbe dire (non parlando del dispendio, delle cure, delle agitazioni) fargli perdere la sola qualità ch'egli tiene, la buona morale. Qui, solo, colle inclinazioni plebee, e co' cattivi costumi di un porto libero, si darebbe a1 vizii. E con qual prò? Certamente nessuno per la sua carriera o istruzione. In meno di otto giorni, perderebbero pazienza Egli e '1 suo principale; senza dire le difficoltà che avrei a trovarne uno. Aggiungi a tutto ciò (tn lo sai quanto me) l'affetto bisbetico di sua zia, il carattere di Lei, e le relazioni di famiglia. Federico in Livorno, noi a Firenze, i sospetti, i timori, i motteggi, lo vere, le esagerate, le false agitazioni; e poi i musi, le melanconie, le lacrime sarebbero infinite. Ed a qual prò. Io ripeto ? Nessuno, e poi nessuno. Io ho bisogno di pace; non ho forza bastante alle più piccole contrarietà. Ho amato ed amo Federico quanto nessun padre è giunto mai ad
i) Cfr. anche lettera del 21 aprile 1829.
Cfr. ora C. fi., n. CCCLXXXU.
*) Segue notizia della nuova casa: andrò ad abitare... dirimpetto la locanda della Nuova York, casa Martelli, I appartamento: cfr. anche MAZZI OTTI. Ultime vicende* p. 355