Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1938>   pagina <947>
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L esilio di Pietro Colletta nella sua corrispondenza, ecc. 947
io non mai più vi scriverò di questo odiosissimo soggetto. Ecco perchè vi scrivo ad intervalli; non reggerei la fatica di mia lettera lunga e continuata...J)
E ancora peggiori sono le notizie del settembre: il 13 esclama: avess'io un angolo di riposo sulla terra! sto sempre in una buca di letto, né so come uscirmene; il 24, a Nicola: il povero tuo fratello sta male assai... credimi, caro Cocola, non mai è stato sì pericolosamente amma­lato; e il 27: io sto piccolissima cosa meglio; ma sempre in letto, sempre in pericolo, sempre con una debolezza spaventevole: Ho sana solamente la testa e, circa la malattia del fratello Donato, soggiunge: potrebbe questa volta la morte contentarsi di una sola vita nel nostro casato; e sia questa mia .
L'ottobre comincia con un grido di sofferenza: la notte scorsa io credevo di morire (scrive il 1 a Nicola), il che viene confermato dalla cognata la quale ormai dal 6 settembre scriveva sotto dettatura le lettere del Nostro in una postilla a Isabella Colletta: credetemi, cara Isabella mia, che vivo in continui palpiti ; l'8 ottobre, il Colletta scrive: io sofiro meno, ma... sto a dieta piena, e rigorosa; niente mangio, ma sostengo la vita con bevande di acqua muccillaginosa ; e TU: Cocola mio, fratello incomparabile, il dottore mi affatica, tanto è gravissima la debolezza (e la cognata conferma la debolezza di questo tuo fratello è spaventevole ). Infine, il 1 novembre, il Capponi scrive a Nicola Colletta che la malattia impedisce al Nostro di conti­nuare la corrispondenza, al che egli aggiunge la seguente postilla, l'ultima di sua mano:
lo non starei senza speranza di vivere, se la vita mi piacesse: dopo le ultime disgrazie, e con l'avvenire che mi si presenta non vorrei che morire. Abbraccia tutti caramente. P[ietro].2*
La morte, infatti, il Colletta invocò spesso durante gli ultimi mesi della sua malattia, quale liberatrice delle sofferenze. Ogni tanto, a parte gli accenni già dati, egli riferisce sul suo stato di animo spesso con parole davvero strazianti: il 18 gennaio 1831 esclama:
... Mi sento incomodatissimo, e di una melanconia esprimìbile... A che dunque io vivo? La vita fisica mi è di peso e tormento: la vita morale mi dava qualche ristoro; ma eccola fuggita o almeno fuggente. Terribile condizione di un povero uomo, nato in tempi ed in paese a lui sconvenevoU.,.*)
i) C. ora C. C, n. DXLJV. 2) Cfr. ora C. C, n. DLVIII. 1 C'fr. ora G. C, n. CDXCIV.