Rassegna storica del Risorgimento
COLLETTA PIETRO
anno
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1938
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pagina
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952
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952
Gennaro Maria Monti
oh perchè volete affligger me, ohe sto afflittissimo? Cento volte ho detto che la immaginata industria (riprovata da Voi per sentenza) è necessaria al mio vivere dopo che sarà terminato 1 affitto della villa: e con tutto ciò dichiaro e giuro che so quella industria dovesse nuocere a* vostri interessi vorrei prima che imprenderla morir di fame, di freddo, di mancata assistenza, di tutti gli stenti della povertà. Ma se cosi non fosse; se gl'interessi nostri non andrebbero punto compromessi, perchè mai vi piace di amareggiare quel pane che potrò comprare per le mie fatiche? Già so che risponderete fa qual che vuoi ossia mostrando di tacere per moderazione, mentre tacete per non saper cosa dire. Tra qualche settimana voi avrete comoda occasione di scrivermi a lungo: fatelo; io ve ne prego in carità di fratello. Prevedo che questo mio sfogo vi darà umori; ma i tempi incalzano, ed io non vorrei lasciar dubbiosa una qui-stioue, che mi desse taccia di amarvi poco, e di aver preferito gl'interessi miei a' vostri. Non sarà mai, come non mai è stato: la mia morte è vicina; speto che indietro a me non verranno altri sospiri che di affetto.
Iddio voglia che l'affare della padule si conchiuda. Tutto il danaro (io non ne vorrò nemmeno un carlino) resterà in mano a Voi; e quando avremo stabilito qualcosa relativamente al frutto, farò dichiarazione legale di non poterlo ritirare per tanti anni, quanti ne permette la legge, o Voi vorrete. E lo stesso frutto sarà discretissima anzi basso. Voi già conoscete il vero motivo di questa faccenda.
Se poi la padule non si vendesse, bisognerebbe immaginare un compenso: quello che io proposi è stato ributtato con una frase dittatoria del mio Cocola io non lo trovo regolare . Sia cosi; ma nello atesso foglio lungo che vi ho chiesto, ditemi gli errori della mia proposizione, e proponete Voi stessi cose migliori. Vorrei leggere sopra queste vertenze parecchie linee di Donato. La mia presente quiete risiede sopra i due capi principali di questa lettera: io non mi fo illusioni; mi vedo aperto il sepolcro e corrervi dentro: vorrei chiudere gli occhi non lasciando brogli, né squallida povertà in certuni che amo, e che oggi sono infelici delle mie infelicità.
Carissimamente vi abbraccio.1)
Lettera, questa, di cui è quasi corollario il seguente brano della successiva del 14 dicembre:
Donato mi rallegrò per là speranza ben fondata di vender la padule, e per la fraterna promessa di manifestarmi opinioni e fatti su la intrapresa da me proposta, da Voi riprovata. Questo è il modo veramente amoroso; qualunque altro sconviene alla ragionevolezza comune: se avrò torto, lo confesserò, e farò a modo vostro: se avrete torto, lo confesserete, ma non pretendo che mi aiutate, bastandomi la idea di non avere impiegato i soli capitali che mi rimangono in rovinose operazioni. Aspetterò dunque... le promesse osservazioni. Ma in quanto alla vendita della padule, perchè. null'altro me ne avete scritto? ... E affare che reputo gravissimo...2)
Ma i bisogni crescenti e la riluttanza a chieder prestiti a Nicola che nemmeno era in troppo floride condizioni per la diminuzione del suo stipendio, costringono il Colletta a un prestito a Firenze: il fratello se ne dispiace; ed ecco che il Nostro gli scrive il 1 febbraio 1831 una
i) Cfr. ora C. C.t n. CDLXXXI1, in parte. 2) Cfr. ora C. C, n. CDXCII, in parte.