Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1938>   pagina <953>
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L esilio di Pietro Colletta nella sua corrispondenza, ecc.
affettuosa lettera, la quale dimostra svanita a pieno la nube nei loro rapporti, di cui la precedente lettera del 23 novembre, che vedemmo:
... E tu Cocola mio, di che, o perchè sei andato in collera? ... Quando intesi la difficoltà.,, ad esiggcre le miserabili mie rendite;... quando lessi e seppi la minorazione successiva e continua de' tuoi stipendi, volli, piuttosto che stringerti in un pressoio, prender denaro in piazza, con usura discreta. In che ti offesi? Qua! motivo di collera era questo? So quanto mi ami, e quanti benefizi mi hai fatti: so che l'ultimo tuo pane lo divideresti meco; ma finché potrò non fare abuso del tuo [[affetto e della tua generosità, tu devi permetterlo e non andar in umori per la mia discretezza...1)
A proposito del quale prestito, egli scrive quindici giorni dopo:
... Volgendomi a qualche amico potrei avere altre somme, ma vi si oppongono le mie abitudini, e la prudenza, perciocché subito scenderei di molto nella opinione pubblica, la quale in Firenze poggia moltissimo sopra il viver del suo,..2)
Soprattutto, però, è altra lettera del 22 febbraio 1831 che ci mostra evidente il quadro del suo bilancio familiare, gravosissimo, che egli elenca ai fratelli per spingerli, di nuovo, alla vendita della palude: si noti altresì le sue speranze in guadagni letterari, evidentemente per la vendita dei diritti di Autore della sua Storia:
...Tollerate una filastrocca di povertà. Io pago in ogni mese per stipendi fissi:
Di pigione di casa con mobili ducati 24
Di pigione della villa , 10
al servo . . , s . 10
Aduna serva per alcune ore del giorno. .... 2
A* maestri di contrappunto e di musica per Federico 7
Al custode della villa 1,50
Sono ducati 54,50 Mi restano dalla rendita, ch'è di due. 80, ducati 25,50. Ditemi: può vivere una famiglia in Firenze, con uno sempre infermo, con altra spesso inferma, e col terzo, giovine, che sebbene sobrio consuma; può vivere con due. 25 al mese? E quale de* su detti stipendi potrei togliere o minorare? Non si ha che un servo; la musica per Fede­rico gli sarà pane dopo la mia morte.3) Il pigione di casa in città scemerà quando la villa sarà vota; ma non cesserà affatto, imperciocché né mesi pieni d* inverno e di estate non si può in questo clima vivere alla campagna; e però sei mesi dell'anno dovrò stare in città, o morire, o (peggio) vivere fra tormenti.
Ecco le necessità, fratelli carissimi, di provvedere al mio avvenire. Credete a me, la mia vita b un carico per me, per Voi, per la mia famiglia; ma non posso
i) Cfr. ora Q. C, n. CDXCVII.
2) Cfr. ora C.C., n. D.
3) Cfr. anche nella lettera del 14 dicembre 1830: Federico... sta benissimo; e studia la musica da rallegrare per l'nHsi Anita e '1 successo. Ier l'altro si fecero le pruove di nn no spartito, e si trovarono eccellenti; sì che speriamo sentirne il nome onorato ne* teatri, solo agone dove il secolo molle dà premi di lodi o di ricchezza. Ma la mia mala salute non permetterà che io ne goda (Cfr. ora C. C, n. CDXCII).