Rassegna storica del Risorgimento
COLLETTA PIETRO
anno
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1938
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pagina
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956
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956
Gennaro Maria Monti
tale dilazione accordatagli il Nostro scrive ai fratelli il 29 marzo, accennando anche ai buoni offici degli amici (fra cui fa il Capponi):
Sto più tranquillo, anzi vi dico che sto appieno tranquillo; perciocché non mai o a salute migliorata intraprenderò il minacciato viaggio. Ecco il processo dell'affare. Io, già molto ammalato, divenni fra le agitazioni degli scorsi giorni ammalatissimo; gli amici, i nemici, i conoscenti, i curiosi, i ciarlieri andarono dipingendo il mio stato e compassionandomi. Io spero e credo che il Governo non abbia contro me particolari motivi di sospetti o di sdegno; che era vittima de' tempi e di certe regole generali di sicurezza pubblica; e però alle naturali raccomandazioni ed alle voci de' Fiorentini, agli attestati del mio medico (accreditatissimo), alle mie lettere, alla forza della verità; e soprattutto alla bontà e benignità proprie del Gran Buca e del governo, il rigore di sistema non ha resistito; e pare che vogliano farmi grazia... *)
E grazia venne, sotto forma di proroga senza termini, com'egli scrisse ai fratelli il 5 aprile, si che egli fu lasciato in pace. Ma la medesima lettera ci rivela come non si fosse trattato di motivi d'ordine generale, sibhene di una calunnia di due spie notizia inedita e interessantissima ; così come ci fa conoscere che i familiari da Napoli, pieni di speranza in un atto di clemenza di Ferdinando II, volessero indurlo al ritorno in patria: di qui, suoi dinieghi, non solo per l'evidente suo stato d'infermo, ma anche per il rancore che egli ormai nutriva verso i suoi compatrioti. Anche questa lettera del 5 aprile 1831 ci è necessario dare in larga parte, essendo essa pure come un quadro dell'intera vita del Colletta e delle sue opinioni: fra le quali, non v'ha posto per la rassegnazione cristiana, ma solo per una specie di stoico fatalismo pagano:
... Ho avuto proroga indefinita... che sarà come rivocazione dell'ordine.
Ed ho saputo che due Napoletani mi han calunniato. Quattro di loro, per male opere, furono cacciati da Toscana; e due per riscattarsi la pena promisero rivelare cose importantissime. In questi tempi qualunque Polizia non può rigettare cotali offerte; sospese il loro esilio; ascoltò le loro accuse. Lettere anonime, ambasciate, intrighi infernali sono adoperati, e centro di queste trame è il misero Colletta. Il nome dell'accusato, la opinione che si ha di lui, l'età, la malattia, la modestia, non bastano a salvarlo; ma è inteso: essere inteso e mostrarsi innocentissimo fu la cosa istessa; e ne derivò la mia liberazione e il precipitoso esilio degli accusatori.
E chi erano? Uno da me non mai conosciuto, ma broglione, mercatante pia volte fallito, carcerato più volte, scacciato da parecchi paesi. E l'altro, il maestro di scherma di Federico, beneficato da me; e in qne' giorni medesimi ch'egli m'insidiava, io, sapendo il suo esilio, ma ignorando il tradimento, gli raccoglieva fra mio denaro e de* miei amici 12 ducati, e glieli diedi. In qua! mondo viviamo! Ma di tutte le genti la napoletana è pessima.
fi) Cfr. ora C. C, n. DXITI.