Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; MOLISE
anno <1938>   pagina <971>
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Niccolò Tommaseo nelle sue relazioni, ecc. 971
crescere. Cria, anco una pìccola anguilla; e cria il più piccolo e meschino uccellino de* nidi; e il bambino più debole; onde fanno scriato. Da questi usi apparirebbe che cria, nel suo dialetto natio, valga quasi elemento! e dicasi con la negazione, d'un minimo che, come i Francesi e i Lombardi, golétta e gotte, nella lingua comune punto e mica, e noli antico toscano dicevasi fiore. Così, chi, richiesto di danari, risponde non ne ho cria, intende neanche un minuzzolo, neanche il principio, neanche Videa: siccome, nei senso di bambino o d'animalino stento, un minuzzolo dicono i Toscani e uno sericcùilot Ma potrebbe anco essere dalla voce greca denotante bisogno; e bisogni dicevansi certi soldati d'apparenza infelice, i quali venivano a sbisognarsi in Italia largamente. Senoncbc, nella locuzione recata, non ne ho cria, per non ne ho bisogno suonerebbe il contrario.
La cortesia del letterato insigne sempre più trasporta il giovane esordiente all'ammirazione, all'affetto e all'audacia: tanto che, nella lettera successiva del 17 ottobre, non esita a professarsi, con la forza d'un'anima vivamente grata, tutto tutto suo, affezionatissimo . Ama il suo caro amico e desidera ch'egli pure gli voglia sempre bene. Più studia e più ne ammira le opere. Lo esorta perfino: Combatta eh9è tempo! Siamo fuor di rotaja,e occorre i buoni con la potente leva del­l'ingegno, e più con quella del cuore rimettano il carro dell'umanità in di­rittura, affinchè il progresso non sia ingiuria al vero com'oggi n'appare!.
Mandandogli un dialoguccio, Giacomo Leopardi o il dubbio am­mazza e Ricordanza del giovine studente Michele Mariano, morto di colera a Napoli, chiede schietto e aperto il suo parere. Sono ben povera cosa ; ma che vuole ? i vent'anni or ora toccati li vede vuoti d'ogni Bene, di se stesso si vergogna, e s'addolora; tuttavia non si sgomenta e continua a studiare di buona voglia.
Tanta semplicità e candore commuovono forse il Tommaseo, che prontamente replica:
Preg. Sig.
La rettitudine de* sentimenti è quel che più mi consola nei suoi due scritti; e mi paro che la bellezza del bene disponga Lei a vivamente sentire eziandio la bellezza della esteriore natura, e renderla con parole. Si guardi da quel che può parere esagerazione quand'anche non sia; e scelga espressioni che fedelmente corri-spendano a quel eh' Ella sente. Beco una sventura che ha colpito tutti che lo conob­bero, e a me ha tolto le forze dell'intelletto, la pace dell'anima . Sarà vero che la morte deb"umico suo Le abbia tolte le forze dell* intelletto; ma che abbia colpito, come sventura, tutti coloro che lo conobbero, può parere troppo; e renderebbe meno credibili le altre lodi* se non si Mentisse un accento di verità. Ella soggiungo: La tua morte mi ha tolto più che la vita ; dopo le quali parole, giungerai! languide queste, ra* ha cagionato un fiero cordoglio . E sa di rt tori co la ripetizione: Il mio cuore è trafitto, la mente turbata! Riavrò io la mia pace? .
Badi che alle cose già dette non detraggano le seguenti: o ciò mi pare che sta la dov'EIla ricorda come l'amico suo ragionasse d'armonie d'intelletto e di cuore.