Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; MOLISE
anno <1938>   pagina <975>
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Niccolò Tommaseo nelle sue relazioni, ecc. 975
Preg. Signore
Nel loro giornale sou cose, che quelli delle maggiori città italiane potrebbero recarsele a onore. Mn, nel trovare, senza distinzione o avvertenza verona, lodati qui scritti di massime tra se ripugnanti, la coscienza specialmente degli inesperti tisica di confondersi. Non si possono a un tempo commendare, così per assoluto, il Padre [Mauro] Ricci e il Sig. Petruccelli della Gattina. Questo dico per modo di esempio; e la chiarezza franca dell'esprimere le proprie opinioni senz* ira uè scherno, non pare a me intolleranza.
Augurii del suo dev.
Tommaseo.
E poi ancora:
Il novello suo giornale dimostra d* intendere come dal rinfrescare e ampliare i grandi esempi degli antichi V Italia sarà veramente ringiovanita.
* * *
Attratti dalla fama del Tommaseo, si rivolsero a lui letterati e filosofi. Domenico Trotta di Toro gli mandò, nel febbraio 1866, un saggio sul razionalismo e sull'empirismo, come tenue offerta di un animo grato e come omaggio devoto alla sua degna persona, accompa­gnando il dono con queste parole: Se avessi scritto quest'opera senza meditare e riflettere, e senza convinzione, non oserei sottoporla al suo sicuro ed esatto giudizio. Ma la riflessione e la meditazione, ancorché generino nell'animo un fermo convincimento, non costituiscono un criterio di verità; epperò se V. S. vorrà degnarla della sua attenzione, mi farà cosa grata davvero, notandomi gli errori ne' quali sarò caduto. Aveva abbondato in citazioni, persuaso che, quando una proposizione è apparsa come rivelatrice di verità a molti autori ebe sono vis­suti in tempi e luoghi diversi, debba credersi tale, quale a tanti si è manifestata.
Il Tommaseo, letterato di professione e filosofo per diletto, ecco come egregiamente se la cavò:
Preg. Sig. L'opera sua richiede più riposata lettura che le occupazioni mie non concedano, e giudici pia autorevoli eh* io non mi senta. Molti, cred" io, convorranno con Lei, Signore, nel credere che la ragione umana non è strumento che suoni da sé, ma dev'esserci chi le dia finto e ne tragga armonie. Può egli, però, questo spirito non da altro che dalle cose venire? Il bisogno e 11 dolore, ben dico Ella, destano le umane potenze; ma * mezzi por soddisfare al bisogno, per vincere il dolore o per miti­garlo, non li fornisce lo stesso dolore o il bisogno. La congettura e l'induzione non mezzi alia scienza, non sono essa scienza; ma la scienza non si compone nemico di fatti soli. Dall'ideale non può né deve giudicarsi il reale in maniera che questo fingasi sempre corrispondente a quello; ma senza un ideale il reale non si può giu­dicare. Se altri sospetta che il .r Levenier abbia dall'osservazione avuto sentore