Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; MOLISE
anno
<
1938
>
pagina
<
978
>
978
Achille De Rubertis
Gli s'era presentata l'occasione di difendere i diritti della storia contro la guerra che fanciulli politicanti muovono a' nomi antichi , sostenendo la necessità di conservare il nome di Molise, piuttosto che quello di Sannio.
Mandava insieme due biografie, scritte da suo fratello Nicola Enrico, del geografo e matematico Ferdinando De Luca e del giurista, latinista e dialettico Martinangelo De Martino.
Sicché il Tommaseo ringraziò con quest'altra interessante lettera:
Preg. Signore
Non piace a Lei che il Molise scambi il vivo suo nome eoa quel di Sannio, perchè ne1 nomi è la storia; e perchè la provincia (brutto titolo, che rappresenta l'immagine di vincitori e di vinti), la provincia di Molise non ha del Sannio i confini medesimi per l'appunto; e cotesto sbattezzare e ribattezzare risica di farsi appiglio a spostature di territorio più dannose dall'una che vantaggiose dall'altra parte, sempre litigiose, e fomentatrìci di quella discordia maledetta alla quale vediamo farsi pretesto la stessa unità. Antica piaga d'Italia il contendere de' confini; e Orazio scriveva di sé:
... Lucanus an Appulus, anceps: Nam Venusinus arat fincm sub utruinque colonus, Missus ad hoc, pnlsis (vetus est ut fama) Sabellis, Quo ne per vacuimi Romano incurreret hostis: Sive quod Appaia gens, seu quod Lucania bellum Incnteret violenta.
E così dalle fraterne discordie prendeva il destro la frodolenta violenza di Roma a inframmettersi, e preparare l'unità dividendo: arte vecchia, più docilmente che felicemente da certi moderni imitata. Per questo io non accetterei la terza ragione eh' Ella, Signore, adduce contro la denominazione di Sannio, cioè che così verrebbesi a parteggiare per la violenza sannitica contro l'unificatrice sapienza di Roma. Ella stessa più sotto riconosce a ragione che il Sannio combattè con valore degno di pietà e d'onoranza per il diritto proprio e di lutti i popoli italiani soverchiati dal popolo re, fatti smemorati di se medesimi, partecipi non della gloria e della grandezza sul primo, ma ben da ultimo della comune depravazione e servitù obbrobriosa.
I novelli dominatori, siccome hanno più forza a dislogare che a ricomporre, cosi piò 1* hanno a distruggere che a fondare; e co-testa emania di prepotenza impotente è condannata dal fratello di Lei quando accenna al disfarsi dell'Accademia napolitana, per escluderne anco il De Luca, ingegno operoso e da* dotti stranieri tenuto in onore, H*nome di lui, come di scienziato valente, gli stranieri imponevano a un' isola novellamente scoperta; e lo cancellavano dal ruolo accademico gì' Italiani, a* quali è ormai unico vanto d'originalità il barattare i nomi a paesi e a contrade, quasiché ai potesse o rinfrescare le glorie o abolire le vergogno passato col farsi barattieri di nomi* E mi piace ohe il fratello di Lei possa lodare il De Maxtino non solamente come giureconsulto ma anche com*uomo, duo cose distinte; giacché non sempre chi ha scienza del diritto, ha del dovere altresì coscienza. Mi piace che, del Bozzelli narrando. Ella rendo ai maestri dello Scuole pie riconoscimento di lode, e non tema di dire che il saper educare con Baldi princìpi! la coscienza è preparare radici fruttifero alla scienza. Quanto olla coscienza politica d'esso Cav. Bozzelli, io non oserei