Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; MOLISE
anno
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1938
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pagina
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979
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Niccolò Tommaseo nelle sue relazioni, ecc. 979
b i asini are oh* Ella prenda a difendere lui, non coraggiosamente, assalito da tanti. Ingegno sommo non oserei dirlo per verità; ma pronto e facile e vario. E perchè facile e pronto, la maniera francese gli piacque e ne' difetti e ne* pregi; ne* pregi che adesso è più giusto confessare quando 1* imitazione ne meno contagiosa, e quando a imitazioni contrarie certi Italiani ancora più servilmente propendono. Egli sapeva (e questo è bene) scrivere chiaro e leggibile senza noia; ma in filosofia seguitava le leggiere dottrine di Francia, e troppo intendeva trapiantare in Italia istituzioni che Francia stessa aveva attinte di fuori e non connaturate all' indole propria. Se la varietà dell* ingegno gli trapassasse nell'animo, tanto che ne* suoi portamenti civili egli fosse cosi maliziosamente inuguale a se stesso come credettero o finsero taluni di credere, non ardirei giudicare. Io lo conobbi in Parigi; e confesso che schietto non mi parve né affettuoso di cuore; ma questo poteva essere temperamento, o riserbo in colloquio con persona non bene nota e più giovane, dopo esperienze acerbe e disinganni patiti in sua vita. Che gli accusatori acri fossero in cuore più buoni di Ini, o a vera libertà più devoti non giurerei; né mi pare gran prova di bontà e libertà vera d animo quella stessa acrimonia. Forse egli parve doppio perchè troppo semplice, infedele al passato perchè mal provvido dell'avvenire, mutato perchè non seppe hen palliare, com'altri, le sue mutazioni, e fare a tempo e a misura le sue giravolte; non fu de* ballerini più destri né de* più consumati istrioni. La platea lo fischiò; mail soffio delle chiavi che portansi in tasca non è tutt'uno coli' ispirazione dell'anima; né alla musica di quelle chiavi deve la Musa storica accordare i suoi canti. Senonchè a* giorni nostri i tangheri sono professori di civiltà, d'arte i barbari, gli schiavi Spartachi tutti, e i Bonghi Licurghi.
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Un altro Montaganese si rivolse al Tommaseo: il sac. Domenico Lanese. H 2 febbraio 1866 gli offriva due inni, dati in luce per suggerimento d'alcuni amici, perchè li giudicasse rigorosamente, li correggesse e mandasse subito le correzioni. Ad essi ne univa un terzo, manoscritto, con la medesima preghiera e con la raccomandazione di rinviarlo prontamente . La risposta sollecita, attesa con smania indicibile, pare non seguisse, che lo scrittore illustre avrà considerata questa come una delle tante evitabili noie procurategli dalla sua rinomanza.
Ciò peraltro non impedì che il Lanese ritentasse il 2 settembre 1871, benché riconoscesse il Tommaseo l'uomo più dotto d'Italia e se stesso meno del nulla . Scongiurava di non sdegnarsi perchè gli aveva scritto; e pregava di rinviargli, con le sue savissime osservazioni e col suo giudizio non severo, alcuni versi che voleva pubblicare e che avevan bisogno di emendamento . Quando il Tommaseo esaminasse minutamente uno scritto, non c'era neo che potesse sfuggirgli. Una sua riprensione valeva assai più che la lode di cento altri.
Al povero poetucolo avrebbe brìi luto il cuore, se gli fosse giunta una risposta, e l'avrebbe conservata come una reliquia. Ma non ebbe neppure la desiderata e meritata riprensione.