Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; MOLISE
anno <1938>   pagina <980>
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980 Achille De Rubertis
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Invece, quando, il 5 novembre 1869, Vincenzo De Lisio di Castel-bottaccio scrisse semplicemente: e Perdoni alla mia giovanile arditezza, se il desiderio grande di manifestarle la mia profonda stima mi spinge a presentarle una mia povera traduzione del Cantico de1 Cantici, pre­gandola che mi aiuti di consigli in questo buio e faticoso sentiero delle lettere, ove la' sua parola è dispensiera generosa di luce, di conforto e di amore; o per l'amabilità della presentazione o per l'allettamento della materia su cui doveva intrattenersi, il Tommaseo garbatamente rispose:
Preg. Sig.
In qualche locuzione, attenendosi a interpretazione più fedele che quella della volgata o più conveniente al sentire moderno, mi pare che meriti lode la versione di Lei; ma l'andare è troppo moderno, e sin dal primo verso offenderà forse taluno l'ellissi, a cui dichiarare iichiedesi un punto d'esclamazione D'un bacio di sua bocca esser baciata! Gli antichi erano d'esclamazioni assai parchi; e noi col tanto abbon­darne mostriamo di sentire anzi poco che molto. Nel secondo verso Più soave de vino egli è il tuo amore, risica quel egli di parere una zeppa. Nel terzo Di balsami fragranza delicata, ritorna l'esclamazione superflua, e quella lunga parola alla fine non so se renda delicata armonia; né baciata suona gentile alla fine: ma fragranza, come è qui posto, mi pare bello. Nel pieno del suo lavoro non si sente dell'antico la freschezza e la grazia: né quell'aura spirituale che nel testo dalle immagini stesse corporee spira. E il porre in fronte all'inno amoroso del re di Giudea versi di Gessner tedesco parrà stonatura profana. Il dispregio da Lei ostentato, Signore, verso le pagine sacre, confesso, io non lo saprei ammirare.
Quest' è, giacché da Lei mi si chiede, il rispettoso sentimento del suo
[Tommaseo].
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Le poche lettere che qui pubblico, in cui taluno forse vedrà con interesse e simpatia il movimento culturale di un remoto, quasi sco­nosciuto angolo d* Italia, se non sono tutte egualmente notevoli per la conoscenza dell'animo, delle idee, della cultura del Tommaseo, mi sem­brano tuttavia importanti, oltre che per la storia della fortuna di lui, perchè in tutte abbiamo da osservare o un ammonimento politico agli Italiani bisognosi di unirsi e intendersi o un saggio di critica, della vasta, molteplice dottrina del maestro di lingua e di stile o un modello di esposizione concisa, efficace; perchè insomma sono tali da far sempre più desiderare che le lettere tommaseiane, ora sparse in innume­revoli pubblicazioni e sia pure in voluminosi nuclei, sian presto raccolte in un sol corpo organico, che costituirebbe uno dei più belli, interessanti epistolari della nostra letteratura.
ACHILLE DE RUBERTIS