Rassegna storica del Risorgimento
PORDENONE ; MONTEREALE (DI) GIACOMO
anno
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1938
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982
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Andrea Benedetti
LA PARTECIPAZIONE DEI PORDENONESI
ALLE GUERRE DEL RISORGIMENTO E L'OPERA
DEL CONTE GIACOMO DI MONTEREALE
Alle varie campagne per il Risorgimento nazionale i Pordenonesi, come tutti i Friulani, accorsero mimcrosi, ma soprattutto s'entusiasmarono per 1* insurrezione di Venezia, alla cui difesa parteciparono pieni d'ardore, attraiti, oltre che dall'idea unitaria e dall'odio contro l'usurpato re. anche dal ricordo delle glorie del leone di S. Marco e dall' inesausto amore per l'antica Dominante.
Per incominciare ricorderò che all'epica resistenza della rocca di Osoppò (25 aprile-14 ottobre 1848) partecipò il pordenonese Giuseppe Tamssio, sottotenente di linea e segretario del valoroso tenente colonnello Licurgo Zanini, comandante la fortezza. Contemporaneamente nella laguna di Venezia sulle zattere, sul ponte presso le batterie, essi tennero alto il nome della loro città dando largo contributo di sangue perla regina dell'Adriatico e per la futura Patria contro l'odiato oppressore. Il 24 maggio 1849, sull'indomabile forte di Malghera, cadeva spento in olocausto alla libertà, prima vittima fra tutta. Innocente Lorenzo del reggimento artiglieria terrestre. Era nato a Pordenone nel 1829 e non appena incominciò la guerra d'indipendenza fu combattente, pugnò da prode e trovò morte gloriosa essendo di presidio alla lunetta XIII.
Nel fatto d'armi di quello stesso giorno rimanevano feriti anche Giacomo Marini del 1 volteggiatori e Luigi Puppin del 4 fucilieri che si distinse, secondo l'ordine del giorno, anche nel servizio di artiglieria , tutti e due pordenonesi appartenenti ai volontari della Legione Friulana. Nell'ardire essi ebbero emuli molti altri compaesani quali il caporale Luigi Bomben, citato all'ordine del giorno durante la difesa del forte con queste significative parole: zelantissimo in ogni occasione, servì di buon esempio agli altri , il sergente Antonio Bollini (o Boliin) e per attività, zelo e coraggio distintissimo , Francesco Marini, nato bensì a Saeile, ma domiciliato a Pordenone sua seconda patria, pur egli distintosi per spontaneità e coraggio nei Corvè , ed infine Andrea Casetta da Pordenone (o Fratta) e domiciliato a Venezia, segnalatosi per il servizio di artiglieria (ricordato anche dal giornale La Fratellanza dei Popoli).
Abbandonato il forte, ormai ridotto ad un mucchio di rovine, la difesa si ridusse sol ponte della ferrovia e quivi il 6 luglio 1849 fu ferito mortalmente il pordenonese Domenico Bressan dell'artiglieria di marina. In seguito alle ferite egli cessava il giorno stesso di vivere.
Altri ottantadue (secondo l'elenco che ne dà il Candiani, Ricordi cronistoria, Pordenone, 1902), accorsero ad arruolarsi nelle filò dell'esercito piemontese, inquadrati net futuro esercito della Patria, oppure volontari sulle balze del Cadore nelle schiere irregolari di P. F. Calvi.
A quelli che erano rimasti esuli nel lungo decennio, altri s'aggiunsero nel 1859. Anche nelle legioni di Garibaldi s'inscrissero volontari, attratti dall'irresistibile fascino della Camicia rossa. Il loro no mero raggiunse l sessanta tre; si distinse fra tutti Giovanni Battista Bertosai, studente di matematica all'università di Padova. Volontario per la guerra nella 4* compagnia del glorioso 13' reggimento (brigata Pinorolo), il 24 giugno 1859 combatta da prode a S. Martino ed ivi, essendo rimasta priva dì ufficiali la sua compagnia, utilizzando la superiorità murale che viene dall' intelligenza e dal coraggio, la guidò contro il nemico coma provetto ufficiale, raggiungendo per primo la