Rassegna storica del Risorgimento

LANDUCCI LEONIDA ; TOSCANA
anno <1938>   pagina <988>
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Michele Lupo Gentile
LE DISGRAZIE DI UN MINISTRO GRANDUCALE LEONIDA LANDUCCI
Leonida Landucci, il noto Ministro dell1 Interno di Leopoldo II, era discendente da una famiglia patrizia di Sena, dove era nato il 30 luglio 1800. Giovane, s'applieò agli studi di economia nei quali consegni molta rinomanza e nello stesso tempo aderì alle idee mazziniane, entrando fra i pruni nell'Associazione della Giovine Italia col nome di Campanella,
Ma, falliti i tentativi mazziniani, moderò le sue idee per seguire quelle dei Neo­guelfi e si mantenne sempre in corrispondenza con scrittori e scienziati italiani e stra­nieri. Ad uno di essi, a Fons de Hcrault, inviò nel 1841 una lunga lettera sulle condi­zioni economiche e la vita pubblica di Siena. Lasciata questa citta, si stabili a Firenze, dove ben presto si fece conoscere per la sua cultura giuridica-economica, tanto che ebbe la direzione di importanti uffici, tra i quali quello di commissario dell'Arcispe­dale di S- Maria Nuova. Ardente seguace delle idee liberali, quando nell'aprile del 184? i Georgofili offrirono un banchetto ufficiale a Riccardo Cobden, vi pronunziò un brindisi molto caloroso.
Per le sue opinioni apertamente favorevoli alle riforme, fu nominato membro della Consulta di Stato ! ) e poi chiamato a far parte della Commissione per la compi­lazione dello Statuto. Eletto senatore, nel giugno del '48,2) entrò come Ministro delle Finanze nel Gabinetto presieduto da Gino Capponi.s) Ma, dopo l'avvento del ministero democratico, e più ancora dopo la restaurazione granducale, cambiò casacca diventando partigiano del Governo assoluto.
Corse fra i primi a Gaeta e ne fu ricompensato entrando nel Gabinetto presie­duto da Francesco Baldasseroni come Ministro dell' Interno.4) Il Landucci non aveva facile l'eloquio come il Baldasseroni, ma parlava a scatti e con espressioni senten­ziose, infarcite di emistichi latini e ricordi classici.s) Avendo una certa aria d'impe­rio e un aspetto brutto anzi che no e poco simpatico, venne presto in uggia alla mag­gioranza dei Toscani. Egli fu infatti consigliatore di angherie e di rigori, specialmente contro quelli che una volta militavano con lui nelle file del partito mazziniano,6) tanto piò biasimevoli quanto più inefficaci e in usati sino ad allora in Toscana. Appena entrò, come Ministro, in Palazzo Vecchio a un amico che gli raccomandava indulgenza verso ì compromessi nei rivolgimenti politici di quell'anno, rispose con grottesca magniloquenza: Io non sarò il Sciano di nessun Tiberio. Se non fu certo un Seiano,
0 BALDASSERONI, Leopoldo II, Firenze, Tip. all'Insegna di S. Antonio, 1871, p. 234.
2) ROSI, 1?Italia odierna. Un. Tip. Editrice, voi II, p. 510.
*) FERDINANDO MASTINI, 12 Quarantotto in Toscana* Firenze, Bemporad 1918,
p. 12, n. 2.
*) L. GBOTTANELLI, I moti politici in Toscana nella Ia metà del sec. XIX sopra i rapporti segreti e inediti della polizia, Prato, Tipografia Vestri, 1902, p. 161. Vedi anche Rosi, Dizionario del Risorgimento, alla voce Landucci.
8) FERDINANDO MARTINI, Confessioni e ricordi, Firenze, Bemporad, MCMXXII,
a p. 225. , '
6) In una lettera all'Allegretti, del 13 agosto 1850, si compiace di aver preso provvedimenti rigorosi contro i rossi delle varie città toscane che si dovevano riunire A Siena il 16. Quei pazzi, come li chiama Ini, avevano perseguo di riconoscimento un braccialetto di seta con croce nera al polso sinistro, vedi in Archivio privato del cornai, prof. Mario Allegretti, Preside del R. Liceo di Pisa.
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