Rassegna storica del Risorgimento

LANDUCCI LEONIDA ; TOSCANA
anno <1938>   pagina <989>
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JF
Le disgrazie di un ministro granducale, ecc. 989
u rese odioso a tatti per i suoi sistemi polizieschi e per avere consigliato al principe Leopoldo II provvedimenti assai rigidi. Una mattina, uscendo, trovo scritto sul muro presso la porta di casa sua i seguenti versi:
Per screditar col nome le Termopili Venne un altro Leonida nel mondo Chiamate Serse e ditegli Che ci ammassi, per grazia, anche il secondo .
si spiega quindi come, dopo la caduta del Governo granducale, tutte le ire si rovesciarono su di lui da parte dei liberali e democratici in Toscana e fuori. Non possiamo però tacere un atto nobilissimo del Landucci, la lettera dignitosa ed energica che scrisse al generale D'Aspre per protestare contro l'arresto e la fucilazione del giovinetto Attilio Frosini, avvenuta a Pistoia con procedimento illegale. 1)
H 27 aprile il Landucci, la cui presenza alla Reggia il giorno precedente insieme con quella del Baldasseroni e del generale Ferrari d'Arco era apparsa a molti una sfida,2) fu abbandonato da tutti, anche da quelli che più gii s'erano dimostrati amici. Rinchiuso in una stanza, perchè fosse sottratto all'ira dei popolani, fu fatto uscire travestito alle nove di sera. Raggiunta, in quelle condizioni miserevoli, la sua casa, sita in piazza Barbano (oggi dell'Indipendenza), partì colla sua numerosa famiglia stipata in due carrozze, fra la silenziosa curiosità e la commiserazione dei pochi presenti, per la campagna toscana in cerca di un luogo dove potesse stare tranquillo e sicuro.
Dopo varie peripezie e ostacoli, opposti a lui persino dai vetturali, che rifiuta­vano i mezzi per proseguire il viaggio, fra gl'insulti frequenti dei popolani, ai primi di maggio 1859 arrivò a Roma, dove si trovava da vario tempo impiegato un suo fratello.s) Quivi condusse una vita ritirata ed occulta per paura che potesse avere delle seccature da parte degli elementi democratici esaltati e da emissari e agenti toscani che facevano propaganda ostile contro di lui, e diffondevano liste di emigrati reprobi e odiati per la loro condotta passata. Si arrivò al punto da colpire l'ex-ministro nella famiglia. Infatti gli avversari di lui pubblicarono nel Monitore e nella Nazione e in fogli clandestini che i figli del Landucci erano scolari universitari della peggiore specie, turbolenti e agitatori pericolosi che tramavano contro lo stato pontificio. Forse si mirava a metterlo in cattiva luce presso le autorità governative e a costringerlo ad abbandonare l'asilo di Roma.*)
Dopo due anni di dimora nella città eterna, fra disagi e preoccupazioni d'ogni sorta, avvertito da parenti e da qualche amico fiorentino che sarebbe alai stata sospesa la pensione, se continuava a rimanere fuori della Toscana, si decise a rimpatriare. Volle però prima avvertire del suo proposito il Console di S. M. il Re d'Italia, resi­dente a Roma, affinchè si prendessero i provvedimenti necessari per la sua incolu­mità e tutela. Messosi in cammino per la via di Radicofani, alla volta di VallombroBa, arrivò a Foiano dove esperimento, più che le intemperanze popolari, le vessazioni, di funzionari governativi. Infatti a mezzanotte la locanda dov'era alloggiato fa
1) La lettera è pubblicata da L. CAPPELLETTI, Austria e Toscana, Torino, Roma, 1918, pp. 288-9.
2) CAPPELLETTI, OD. di., p. 420.
3) Vedi la lèttera inedita di L. Landucci all'Allegretti, Roma, 12 maggio 1859, in Archivio privato del comm. prof. Mario Allegretti, Pisa
4) Vedi fa lettera di Leonida Landacd all'Allegretti, 14 marzo 1861, in Archivio citato.