Rassegna storica del Risorgimento
LANDUCCI LEONIDA ; TOSCANA
anno
<
1938
>
pagina
<
991
>
Le disgrazie di un ministro granducale, ecc. 991
ai descrivo Io stato della cittadinanza romana, divisa fra il partito dell'attualità e quello dei cariali, dei medici e dei giovani. 0 Pisa, marzo del 1938.
MICHELE LUPO GENTILE
LETTERE
I.
Landucci all'Allegretti, Roma, 12 maggio 1859, a Poscia
Sig. Cav, Segretario amico preg.mo.
Sino da venerdì passato eccomi in Roma con tutta la famiglia subendo le prevedute conseguenze di una posizione, che per molti anni si era cercato di rendermi pericolosa. Degli avvisi segreti, e delle minacce pervenute nei luoghi, ove io potevo esser rifugiato, fecero comparire necessario vi partito delV emigrazione, partito disastroso ed aggravato dal rifiuto, che dovei subire da varii padroni di vetture di condurmi qua. Ma ora, che io vi sono, sento che non potrei a lungo rimanervi, e che ridotto al breve mio censo, debbo con premura sollecitare il momento di atteggiarmi secondo le mie forze. Dubitando che Vinterrogare persone possa essere indelicato, perchè potrebbe la mia interrogazione comprometterlo, ho .lasciato correre 15 giorni senza farlo. Ma, avendo conosciuto com'Mla si sia posto in una posizione indipendente, e contando neW'amicizia dimostratami mi rivolgo a Lei per sapere se crede che questa mia emigrazione debba durare lungo tempo. So quanta odiosità ai eia concepito contro di me, ma sb ancora, che non avendo avuto nella mia amministrazione personalità, Vodio esser contro il Principio, e non contro Vindividuo. Ora un uomo privato non rappresenta alcun Principio, se non che in caso di furor popolare. Il quesito dunque sembra, che si riduca a domandare, può in Toscana nell'attuale ordine di cose riaccendersi il furore che Vagitava nel 27 Aprile? E questo Ella può colla sua somma sagacia investigare, e dedurmi. Stando alla storia, sarebbe molto a temersi, nelle fasi di una guerra, che non può esser decisiva, che dopo molti sforzi, ma la natura toscana potrebbe disdirlo, ove potesse il governo disporre di forze sufficenli a comandare alle passioni. I numeri del Monitore, che ho letto qui in Roma non mi sembra che accennino alla creazione di qualunque forza, ma anzi alla dispersione di quella che pur sarebbe potuta essere disponibile. Quindi di qua non so farmi criterio, e sarà opera pietosa se ella vorrà illuminare il padre di così numerosa famiglia.
Il 27 provai quanto poco profitti aWuomo di onore di consacrarsi ai suoi doveri. Fui abbandonato da tutti, e affidato a Persona, che mi chiudeva in una stanza, da cui mi faceva sortire travestito alle 9 ore di sera. Questo mi fu grande scuola, poiché ben altro fu il trattamento fatto a quei che pure si riconosceva avere tutto compromesso. Ma a me si gridava il Crucifigo ed all'altro si dava la mano,
Roma ora accoglie sì me che V altro. Ma io mi nascondo, e Valtro conserva corrispondenza anche cogli attuali Direttori delle cose toscane.
Non ne parliamo più. Fortunatamente la salute si conserva buona in noi tutti, e ciò è grande benefizio. Vorrei che ella ancora godesse questo bene non che Valtro della quiete* e tranquillità, cui io aspiro. Mi creda sempre colla stessa stima ed amicizia
Il suo Aff. ed Ajf. A. servo 12 Maggio, 1859. L. Landucci.
i) È la lettera III in appendice.
-i