Rassegna storica del Risorgimento

LANDUCCI LEONIDA ; TOSCANA
anno <1938>   pagina <995>
immagine non disponibile

Le disgrazie di tun ministro granducale, ecc. 995
... Quanto allo stalo di questa città poco differisce dal passato, se non che la cresciuta povertà* ed il caro dei viveri aumenta il malessere* per cui cresce il desiderio* che le cose abbiano un termine* che ogni partito desidera a modo suo. Chcchè poi dicano sullo slato del Papa* nulla vi e di serio. Sono assicuralo* che non da altro i suoi umori procedono che da un umor gottoso circolante, il quale non può esser minaccioso* che quando attac­chi qualche cavità* del che non ha in ora dato segno. Dimani si ritiene che pontificherà...
Landucci.
VI. Landucci ad Allegretti, 27 novembre 1861.
Dopo molte ed amare discussioni sul luogo ove dovevo posarmi* la riflessione che in qualunque altra città del Regno d'Italia avrei trovato le stesse passioni* che anche senza motivi personali potevano disturbare la mìa quiete, che la mia divisa m'avrebbe allontanato ogni rapporto* e finalmente considerato il disastro economico, che mi pro­curava V'andare a stabilirmi in altro paese* mi son deciso a rientrare in Toscana* ove almeno avrei nella mia casa trovato quelle comodità di cui è stata per trentun mese priva la mia Famiglia. Preso questo partito* consegnai al Consóle di S. M. in Roma una mia memoria* con cui nel prevenire il Ministro del mio ritorno in Toscana* invocavo tutela* e dopo tre giorni mi misi in cammino con due carrozze prendendo la via di Radico/ani* ma soltanto da S. Quirico per la via di Faiano in Val d'Arno* ove avevo fatto fissare nei pressi della Valle ombrosa una villetta, contando di quivi lasciar sfogar quell'esplosioni* che le passioni avrebbero potuto fare all'annunzio del mio arrivo.
A Foiano però dovetti conoscere che non dall'intemperanze popolari* ma io dovevo temere delle vessazioni governative. Infatti arrivatovi alle due* e dovutomici arrestare per esigenza dei vetturini* niun'offesa ricevetti dagli abitanti* ma bensì alla mezzanotte vidi appostare sentinelle alla porta della Locanda, e alle tre vidi presentarmisi il Dele­gato Pozzi con seguito di Giandarmi eG.R.a contestarmi che il Governo mi aveva in sospetto* ripetere la favola dell'essere io scrittore dell' Osservatore romano, corrispondente di Rea­zionari* introdotto in Toscana furtivamente col passaporto di odiato governo (poiché non dando il Console di Roma passaporto aveva dovuto prendere quello del Governo romano) e finalmente perchè nella denunzia aveva messo U nome di mia moglie anzi che il mio* a ciò mosso daWessere in Locanda due Garibaldini* ma nella denunzia era registrata cosi: Mr. Anna Dufour con marito* con figli e due persone di servizio. Ributtate le sue asserzioni* esso limitavasi a stendere un processo verbale, dimostrando con ciò com Esso in quanto aveva fatto non serviva ad alcuna intenzione né altro scopo si era proposto che quello di vessarmi. Io ne reclamai al Prefetto di Arezzo, supponendo che il Doni non volesse aver dimenticato gli antecedenti. Ma esso non ha nemmeno dato riscontro al mio foglio* rinnovando così l'esperienza che ho così ripetutamente fatta, che si conculca l'uomo, da cui non si può nulla sperare. Oggi ne ito iscritto a Torino a Duchoque* onde inter­roghi il Ministero* se debba oltre le intemperanze popolari le vessazioni governative. Mi risponderà ti Duchoque ? Chi lo sa!, dovrei creder di no* pensando com'esso mi sia debitore della sua attuai posizione* o debba quindi desiderare di essere sgravato dal peso della gratitudine, d'altronde mi fa sperare che mi risponda la sua onestà* e l'averlo conosciuto come leale,
... Comunque ora sono in Toscana, in posizione segregatissima, ma appunto perchè tale, da non rimanervi a lungo* ma quanto è necessario per rendere senza inconveniente